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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18764/2025 del 19/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., del vincolo della continuazione tra una serie di condanne definitive (per furti con esplosivi, ricettazione, porto di armi, vari reati contro il patrimonio e reati connessi) commesse tra il 6 giugno 2015 e il 6 settembre 2020 in luoghi diversi e con correi differenti. In sede di ricorso il condannato ha sostenuto che alcuni dei reati (in particolare quelli indicati nelle sentenze nn. 1, 2, 3 e 7) sono omogenei e riconducibili a un medesimo disegno criminoso, rilevando modalità analoghe di commissione (furti con impiego di esplosivi a danno di istituti di credito) e contiguità temporale. Il Tribunale dell'esecuzione aveva ritenuto invece che i fatti siano disomogenei per tipologia, collocati in un esteso arco temporale, avvenuti in contesti spazio-temporali diversi e con correi diversi, e inoltre ha rilevato che l'istanza originaria non chiedeva espressamente il riconoscimento della continuazione per gruppi di reati né formulava allegazioni specifiche per singoli gruppi.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso, ritenendo le argomentazioni del giudice dell'esecuzione sufficienti: il rigetto è motivato dall'assenza, nell'istanza originaria, di una deduzione specifica e di allegazioni idonee a sostenere la richiesta di continuazione parziale per gruppi di reati; la semplice affermazione di unitarietà dei contegni criminosi non è sufficiente. A seguito del rigetto è stata pronunciata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento a norma dell'art. 616 c.p.p. Decisione resa il 23 aprile 2025 (Consigliere estensore B. Calaselice; Presidente Barba).

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata come base per il riconoscimento del vincolo della continuazione; la Corte richiama che, ai fini del riconoscimento (anche parziale), il richiedente deve dedurre e allegare elementi specifici che facciano emergere il medesimo disegno criminoso per gruppi di reati (omogeneità, contiguità temporale e spaziale, modalità, correi).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in conseguenza del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La semplice temporalità o l'affermazione generica di unitarietà dei fatti non è sufficiente: per ottenere il riconoscimento della continuazione (anche parziale) è necessario che la domanda iniziale contenga specifiche allegazioni e richieste circa i gruppi di reati da considerare.
  • Il richiedente deve indicare e documentare gli indici che giustificano la continuazione parziale: omogeneità tipologica, modalità di esecuzione (modus operandi), contiguità temporale e spaziale, medesimi correi o nessi causali/finalistici.
  • Un arco temporale esteso tra i reati non esclude a priori la continuazione, ma impone una verifica puntuale e, se si invoca una continuazione parziale, la necessità di averla previamente e specificamente richiesta e motivata.
  • Non è sufficiente formulare la teoria della continuazione per la prima volta in sede di impugnazione: la corte può ritenere inammissibile o infondata la nuova configurazione se non era stata dedotta e allegata in modo appropriato al giudice dell'esecuzione.
  • L'onere di allegazione e di proposta concreta della verifica della continuazione grava sul richiedente; il giudice dell'esecuzione deve valutare la domanda così come formulata e può rigettarla se mancano elementi specifici.
  • Conseguenze pratiche: il rigetto dell'istanza può comportare anche la condanna alle spese (art. 616 c.p.p.), per cui è consigliabile presentare istanze precise e corredate da elementi fattuali e probatori sin dal primo grado.

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