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Sentenza

Sentenza n. 2020/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza n. 1440 del 2024 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania - Salerno, Sezione Seconda.

Giustizia amministrativa202408254

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania - Salerno che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego comunale di approvazione della proposta di Piano di Lottizzazione per un’unità della zona C3

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune e controinteressato)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I proprietari hanno impugnato la sentenza del TAR che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego del Comune di Battipaglia alla proposta di Piano di Lottizzazione. Hanno dedotto, anzitutto, l’erroneità della declaratoria di difetto di legittimazione e interesse, sostenendo di essere legittimati in quanto destinatari del diniego e proprietari della maggior parte delle aree interessate. Hanno inoltre contestato nel merito la necessità del consenso di tutti i proprietari, richiamando l’art. 27 della l.r. n. 16/2004, che consente la proposta dei proprietari rappresentanti almeno il 51% del valore imponibile complessivo dell’area. Hanno censurato il diniego nella parte relativa alla mancata monetizzazione di una quota di aree a standard, sostenendo che tali aree fossero aggiuntive e monetizzabili, anche in ragione di precedenti prassi comunali. Sono state poi riproposte le doglianze concernenti la presenza di aree appartenenti al demanio fluviale, la mancata trasmissione dello schema di convenzione, il collegamento con precedenti unità di lottizzazione non collaudate o acquisite, l’erronea previsione di aree pubbliche da cedere a titolo oneroso e il contrasto tra il diniego e precedenti valutazioni istruttorie comunali favorevoli.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha riformato la motivazione della sentenza di primo grado, escludendo che il ricorso fosse inammissibile per difetto di legittimazione o interesse: i proponenti erano infatti destinatari del provvedimento di diniego e potevano conseguire un’utilità dal suo annullamento. Ha tuttavia respinto l’appello nel merito. Il diniego è stato qualificato come provvedimento plurimotivato. Quanto alla monetizzazione delle aree a standard, il Collegio ha ritenuto legittima la scelta comunale di non consentirla, poiché la cessione gratuita delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione costituisce la regola, mentre la monetizzazione è eccezionale e non costituisce un diritto del privato. La scelta rientra nella discrezionalità tecnico-amministrativa del Comune ed è sindacabile solo per manifesta irragionevolezza; nel caso concreto, la collocazione in zona C di espansione, l’ampiezza dell’unità e la mancata attuazione della stessa rendevano non irragionevole il diniego della monetizzazione. È stata inoltre ritenuta legittima e adeguatamente motivata la richiesta di chiarimenti e pareri sulla presenza di aree appartenenti al demanio fluviale, incluse nel calcolo o nella localizzazione delle aree a verde pubblico e viabilità da cedere al Comune. La relativa censura è stata comunque considerata generica. Essendo sufficiente, per sostenere un provvedimento plurimotivato, la legittimità di una sola motivazione autonoma, il rigetto delle doglianze contro motivazioni idonee a sorreggere il diniego rendeva superfluo l’esame delle ulteriori censure, in parte infondate e in parte prive di interesse. La sentenza del TAR è stata quindi confermata con diversa motivazione. Le spese del grado d’appello sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 27 l.r. n. 16/2004

    I PUA sono redatti, in ordine prioritario: a) dal comune; b) dalle società di trasformazione urbana di cui all'articolo 36; c) dai proprietari, con oneri a loro carico, nei casi previsti dalla normativa vigente, o nei casi in cui, essendo prevista la redazione dei Pua da parte del comune, questi non vi provvede nei termini definiti dagli atti di programmazione degli interventi, purché il piano attuativo non sia subordinato alla necessità di acquisire immobili da parte dell'amministrazione comunale. La proposta di Pua deve essere formulata dai proprietari degli immobili rappresentanti il cinquantuno per cento del complessivo valore imponibile dell'area interessata dagli interventi, accertato ai fini dell'imposta comunale sugli immobili.

    La disposizione è stata invocata dagli appellanti per sostenere che la proposta di piano attuativo potesse essere presentata dai proprietari rappresentanti almeno il 51% del valore imponibile dell’area; la sentenza non decide espressamente in via definitiva tale questione, poiché il rigetto è fondato sulla legittimità autonoma delle motivazioni relative agli standard e alle aree demaniali.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    Il Comune aveva comunicato i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, rimasti privi di riscontro, prima dell’adozione del diniego; la sentenza dà atto del passaggio procedimentale senza fondare su di esso la decisione.

Massime di principio

  • I destinatari di un provvedimento amministrativo di diniego sono legittimati a impugnarlo e hanno interesse a ricorrere quando dall’eventuale annullamento possano conseguire una concreta utilità, anche se altri titolari di diritti sulle aree interessate si oppongono all’iniziativa.
  • Nell’urbanistica convenzionata, la cessione gratuita delle aree necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione e al reperimento degli standard costituisce la regola, mentre la monetizzazione di una quota di tali aree costituisce un’eccezione e non un diritto del privato.
  • La scelta dell’amministrazione comunale tra cessione delle aree a standard e monetizzazione rientra nella discrezionalità tecnico-amministrativa e può essere sindacata dal giudice amministrativo soltanto in presenza di manifesta irragionevolezza; la valutazione deve considerare l’idoneità delle aree, la possibilità di reperire aree alternative e il mantenimento del livello di dotazioni previsto dalla pianificazione.
  • Quando una proposta di piano attuativo include, tra le aree destinate a standard, verde pubblico o viabilità, beni appartenenti al demanio pubblico non nella disponibilità dei proponenti, l’amministrazione può legittimamente richiedere chiarimenti, pareri e la definizione delle modalità di acquisizione o di eventuale sdemanializzazione prima di approvare il piano.
  • In presenza di un provvedimento plurimotivato, è sufficiente che una sola delle ragioni poste a fondamento dell’atto risulti legittima e idonea a sostenerlo; il giudice può quindi respingere il ricorso senza esaminare le ulteriori censure rivolte contro motivazioni autonome, il cui esame diviene privo di interesse.

Come è indicizzato

MateriePiani attuativi e lottizzazioniStandard urbanistici e dotazioni territorialiInvalidità del provvedimentoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimazione e interesse a ricorrereDifetto di istruttoriaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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