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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8288/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di revoca o modifica della misura cautelare personale a carico del ricorrente. Il ricorrente deduceva, in particolare, la violazione di legge e vizio di motivazione per mancata valutazione dell'attenuazione delle esigenze cautelari in conseguenza del decorso del tempo, atteso che i fatti contestati risalgono agli anni 2014-2015.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Roma, nel rigettare l'istanza, non fosse tenuto a riesaminare ex novo la sussistenza delle condizioni cautelari ma solo a verificare la correttezza giuridica e l'adeguata motivazione in relazione a eventuali fatti nuovi idonei a modificare il quadro probatorio. Nel ricorso non sono stati indicati fatti nuovi diversi dal mero trascorrere del tempo; inoltre la stessa questione era già stata dichiarata inammissibile da questa Corte con sentenza n. 40763 del 21/10/2021. Perciò è stata confermata l'inammissibilità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    Norma utilizzata per prevedere la condanna alle spese processuali e il versamento alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso ritenuto inammissibile o infondato; la Corte ha quantificato la somma da versare in base ai profili di colpa riscontrati nel ricorso.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    Sez. 2, Sent. n. 18130 del 13/04/2016; sent. n. 1134 del 1995; sent. n. 961 del 1996; sent. n. 43112 del 2015; sent. n. 40763 del 21/10/2021

    Principio secondo cui, in sede di impugnazione di un'ordinanza che rigetta istanza di revoca o modifica della misura cautelare, il giudice dell'impugnazione è tenuto a controllare la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata in relazione a fatti nuovi (preesistenti o sopravvenuti) idonei a modificare apprezzabilmente il quadro probatorio; non è obbligato a riesaminare ex novo la sussistenza delle condizioni cautelari. La sentenza n. 40763/2021 è stata richiamata come precedente che aveva già dichiarato l'inammissibilità della stessa questione proposta dallo stesso imputato.

Massime di principio

  • Il semplice decorso del tempo rispetto ai fatti che hanno giustificato la misura cautelare, senza l'indicazione di nuovi elementi concreti, di per sé non è sufficiente a far ritenere attenuate le esigenze cautelari: occorre allegare e documentare fatti nuovi o sopravvenuti.
  • In sede di impugnazione di un'ordinanza che rigetta istanza di revoca/modifica della misura cautelare, il giudice dell'impugnazione verifica la correttezza giuridica e l'adeguatezza della motivazione in relazione a eventuali nuovi elementi e non procede a un completo riesame del provvedimento cautelare.
  • Se la stessa questione è già stata previamente valutata dalla Corte di legittimità con declaratoria di inammissibilità, una nuova impugnazione priva di elementi ulteriori sarà probabilmente dichiarata inammissibile per assenza di motivi nuovi rilevanti.
  • Per ottenere la revoca o l'attenuazione della misura cautelare è utile produrre prove specifiche (es. documentazione che dimostri cambiamenti di situazione personale, impossibilità di reiterazione del reato, perizie mediche, nuovi elementi di prova investigativa) che possano concretamente modificare il quadro probatorio.
  • Chi propone ricorso infondato o reiterato rischia la condanna alle spese e l'irrogazione di una somma alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; quindi valutare attentamente la novità e la rilevanza degli argomenti prima di impugnare.

Testo integrale

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