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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8177/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato le istanze di misure alternative (affidamento in prova, detenzione domiciliare ex art. 47 ter e semilibertà ex art. 50 O.P.). Il ricorso denunciava carenza e apparente inesistenza di motivazione: l'ordinanza avrebbe ignorato le circostanze e le prove prodotte dalla difesa e non si sarebbe pronunciata sulle richieste subordinate di detenzione domiciliare e semilibertà.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio. La Cassazione ha ritenuto la motivazione insufficiente e generica: il Tribunale aveva elencato i precedenti e gli elementi a carico senza valutare specificamente il percorso rieducativo del ricorrente, senza considerare la nota della DDA che escludeva collegamenti con la criminalità organizzata e senza valutare separatamente ciascuna delle misure alternative richieste. Per tali lacune la decisione è stata annullata e si è disposto il rinvio perché il Tribunale compia una valutazione completa e motivata secondo i principi richiamati.

Norme richiamate

  • artt. 47, 47 ter e 50 O.P.

    Tali disposizioni regolano le misure alternative alla detenzione (affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, semilibertà). La Corte interpreta che, ai fini dell'accesso, non possono da soli prevalere in senso negativo la gravità del reato, i precedenti o la mancata ammissione di colpevolezza; è necessaria una valutazione prognostica della rilevanza del percorso rieducativo, basata su condotta carceraria, indagine socio-familiare e altri elementi positivi che indichino la proficuità della misura alternativa

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione citata (Sez. 1, n. 1410/2019; Sez. 1, n. 773/2013; Sez. 1, n. 6153/1995)

    Sez. 1, n. 1410 del 30/10/2019, dep. 2020, Rv. 277924; Sez. 1, n. 773 del 03/12/2013, dep. 2014, Rv. 258402; Sez. 1, n. 6153 del 19/11/1995, Rv. 203154

    La giurisprudenza richiamata chiarisce i criteri del giudizio prognostico per le misure alternative: non è sufficiente la gravità del fatto o i precedenti per escludere la misura; è invece necessario valutare la presenza di elementi positivi quali il percorso rieducativo avviato, la condotta in carcere, l'assenza di nuove denunzie, l'attaccamento ai valori sociali e il contesto familiare

Massime di principio

  • La gravità del reato e i precedenti penali non possono, da soli, costituire motivo decisivo per escludere le misure alternative; il giudizio deve basarsi su una valutazione prognostica complessiva
  • Il Tribunale deve motivare in modo specifico e individualizzato: valutare il percorso rieducativo del detenuto, la condotta carceraria e i risultati delle indagini socio-familiari
  • Ogni misura alternativa richiesta deve essere considerata e motivata separatamente; l'omissione di motivazione su richieste subordinate può determinare l'annullamento del provvedimento
  • Le informazioni della DDA, delle forze di polizia e i fascicoli processuali devono essere valutati e qualsiasi discrepanza tra tali elementi e le conclusioni del Tribunale deve essere esplicitamente spiegata
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe documentare specificamente elementi di favore: adesione al percorso rieducativo, buona condotta in carcere, assenza di pendenze rilevanti o collegamenti con la criminalità organizzata e solide prospettive di reinserimento sociale
  • La mancata o insufficiente motivazione espone il provvedimento al rischio di annullamento con rinvio per un nuovo, completo esame da parte del giudice di merito

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