Cassazione Penale, Sentenza n. 18572/2026 del 22/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego, disposto dal Magistrato di Sorveglianza dell'Aquila, alla ricezione dall'esterno di alcuni prodotti alimentari (in particolare frutta secca e frutta disidratata) non ricompresi nel catalogo/modello 72 dell'istituto. Ha chiesto l'ammissione del reclamo e la fissazione di udienza, sostenendo la lesione del diritto alla parita' di trattamento (riferendosi a un diverso istituto, Sassari, dove tali prodotti sarebbero stati ammessi). Ha censurato altresi' il provvedimento del MdS che ha rigettato il reclamo de plano.
La decisione
Il ricorso e' stato rigettato. La Corte ha confermato che il diniego alla fornitura di generi non presenti nel catalogo non integra di per se' la violazione di un diritto soggettivo reclamabile in sede giurisdizionale, attesa la discrezionalita' dell'amministrazione penitenziaria nella determinazione del catalogo e nella gestione delle modalita' di ricezione/acquisto. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la qualificazione del reclamo come non giurisdizionale ai sensi dell'art. 35 ord. pen., e ha precisato che solo se fosse provato che le modalita' adottate ledono concretamente il diritto alla salute o esigenze specifiche del detenuto scatta la tutelabilita' giurisdizionale. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 35 ordinamento penitenziario
L'articolo e' usato per qualificare il reclamo come non giurisdizionale; il Magistrato di Sorveglianza, una volta data risposta, puo' anche decidere de plano se la materia non attiene a diritto soggettivo sindacabile
Precedente giurisprudenziale Sez. 1, n. 23731 del 17/05/2024
Sez. 1, n.23731 del 17/05/2024, Ministero, Rv. 286672 - 01
La Corte ha gia' precedentemente affermato che il diniego all'acquisto di generi non previsti dal catalogo non determina la lesione di un diritto soggettivo del detenuto; il diritto a una sana alimentazione e' ritenuto garantito dalla varieta' e idoneita' dei prodotti inseriti nel catalogo
modello 72 (regolamentazione interna dell'istituto)
Il catalogo/modello 72 individua i prodotti autorizzabili; le scelte sul suo contenuto rientrano nella discrezionalita' dell'amministrazione penitenziaria e non sono normalmente sindacabili in sede giurisdizionale salvo violazione di diritti fondamentali
Massime di principio
- La decisione amministrativa di escludere prodotti dal catalogo interno dell'istituto non costituisce di per se' lesione di un diritto soggettivo reclamabile in sede giurisdizionale.
- Solo se il rifiuto di consentire determinati alimenti incide concretamente sul diritto alla salute o su bisogni nutritivi specifici del detenuto la questione diventa giurisdizionale e sindacabile dal giudice.
- La qualificazione della domanda spetta inizialmente al giudice procedente: se questo la inquadra come reclamo non giurisdizionale ai sensi dell'art. 35 ord.pen. e fornisce motivazione, la Corte di legittimita' tende a condividere tale valutazione salvo vizi procedurali.
- La mera comparazione con decisioni di altri istituti (diversa ammissione di beni) non basta a fondare un diritto alla parita' di trattamento se le decisioni amministrative rientrano nel normale margine di discrezionalita'.
- Per impugnare utilmente il diniego e' opportuno documentare l'effetto concreto sulla salute o su esigenze individuali (es. dieta terapeutica, prescrizioni mediche) o provare che la decisione amministrativa e' arbitraria o discriminatoria.
- Se si ritiene leso un diritto fondamentale, chiedere espressamente la tutela di quel diritto (es. diritto alla salute) e allegare prova specifica aumenta la possibilita' di sindacabilita' giurisdizionale.
- Richiedere l'udienza e valorizzare elementi di fatto e medico-sanitari e' prassi consigliata quando si vuole opporsi a un diniego che riguarda l'alimentazione; l'assenza di tali elementi rende piu' difficile il capo di imputazione della decisione amministrativa
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