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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42259/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente deduceva un "errore di fatto" della Corte di Cassazione nella sentenza n. 634/2022, sostenendo che la Corte aveva ritenuto in sede di secondo grado un ruolo a lui addebitato (finanziatore dell'organismo associativo) non correlato al ruolo di promotore contestato in imputazione; in concreto si lamentava una non corrispondenza tra la condotta ritenuta nella sentenza e quella contestata e si chiedeva l'annullamento per macroscopico errore di valutazione (errore di fatto) nella lettura degli atti

La decisione

Il ricorso straordinario ex art. 625-bis cod.proc.pen. è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la doglianza consiste in una mera ricomparizione di una questione di valutazione già decisa dalla Cassazione (errore di giudizio) e non in un errore materiale o di fatto rettificabile con il rimedio straordinario. Perciò è stata disposta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria (l'importo specifico non risulta nel testo fornito)

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Regola il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto contro le sentenze della Corte di Cassazione; va inteso come strumento limitato a correzioni per mere sviste o errori percettivi e non a riesami di valutazioni di merito

  • art. 130 cod. proc. pen.

    La nozione di errore materiale ai sensi dell'art. 625 cod.proc.pen. si assimila a quella dell'art. 130 (omissione o errore dovuto a scostamento tra volontà ed esternazione); utile per distinguere errori meramente formali da valutazioni di merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e, in alcuni casi, alla sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso; applicata qui per la condanna pecuniaria del ricorrente

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (varie sezioni, citate)

    Richiama consolidati orientamenti che definiscono l'errore di fatto come errore percettivo dovuto a svista nel giudizio di legittimità e escludono che il rimedio possa essere usato per contestare valutazioni di merito, interpretazioni giuridiche o apprezzamento della prova (sono richiamate pronunce di Sez. Un. e varie sezioni: es. Sez. Un. n.16103/2002; Sez.5 n.37725/2005, ecc.)

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13.6.2000

    Richiamata in relazione all'art. 616 per escludere l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; conferma i limiti della procedura straordinaria

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis è idoneo soltanto per correggere errori materiali o errori di fatto consistenti in svisti o omissioni percettive della Corte di Cassazione, non per rimettere in discussione valutazioni di merito o interpretazioni dei fatti e delle prove
  • Quando si lamenta una non corrispondenza tra la condotta descritta in sentenza e l'imputazione, per far valere la censura con successo occorre dimostrare un chiaro errore percettivo/omissione (ad es. omissione di un documento, travisamento manifesto di una specifica prova), non una diversa valutazione degli elementi probatori
  • Se la censura è sostanzialmente una critica alla valutazione giuridica o probatoria operata dalla Corte, il rimedio corretto non è il 625-bis ma gli ordini di impugnazione ordinari o altri rimedi ammessi; il 625-bis non deve essere usato per ottenere un nuovo esame del merito
  • Nella redazione del ricorso straordinario è fondamentale circoscrivere e documentare l'errore come svista o omissione percettiva, indicando precisamente dove la Corte ha omesso o travisato un fatto documentale e come ciò avrebbe determinato diversa decisione
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria: valutare il rischio processuale prima di proporre il rimedio quando la doglianza è sostanzialmente di merito

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