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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 98/2022 del 05/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa agli arresti domiciliari subiti dal 18/01/2014 al 15/10/2015; la Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente una condotta ostativa della ricorrente, sulla base del fatto che durante una perquisizione la donna avrebbe preso un pacco e lo avrebbe lanciato nel pollaio, pacco poi risultato contenere marijuana, oltre al rinvenimento in casa di altra sostanza stupefacente. La Corte territoriale aveva valorizzato tale gesto e la presunta connivenza con il figlio come ostativi al riconoscimento dell'indennizzo; la ricorrente sosteneva invece di essere estranea, di avere eseguito perplessamente una richiesta del figlio e che l'assoluzione d'appello aveva neutralizzato gli elementi cautelari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse motivato in modo insufficiente riguardo all'incidenza causale della condotta endo-processuale della ricorrente (le dichiarazioni rese in fase di interrogatorio e il loro effetto sul mantenimento della misura), considerando che il giudice dell'assoluzione aveva descritto indagini inconclusive e che sussistevano elementi che avrebbero potuto ridurre l'incidenza di quella condotta sul proseguimento della misura cautelare. Per carenza di motivazione sul punto, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Reggio Calabria per un nuovo giudizio volto a valutare specificamente l'effetto della condotta endo-processuale sul mantenimento della misura cautelare.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso; la Corte ha valutato il vizio denunciato nell'ambito dei mezzi di impugnazione e della necessità di motivazione specifica circa l'addebitabilità delle condotte della richiedente

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso come parametro procedurale; la Cassazione ha ricordato i principi sulla valutazione delle condotte ostative e sulla necessità di motivare l'incidenza delle stesse sulla detenzione

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ricorso; evocato in relazione ai mezzi e limiti della impugnazione e alla correttezza della motivazione del giudice della riparazione

  • art. 546, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma processuale citata dal ricorrente; la Corte di Cassazione ha operato nell'ambito delle sue competenze di controllo sulla motivazione e sulla legittimità dell'ordinanza impugnata

  • art. 111, comma 6 Cost.

    Richiamato in relazione al principio del giudice terzo e imparziale e, soprattutto, al dovere di motivazione delle decisioni; la Cassazione ha sottolineato l'obbligo di motivare specificamente l'addebitabilità e l'incidenza causale delle condotte ostative

Massime di principio

  • La condizione ostativa al riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione richiede comportamenti non esclusi dal giudice di cognizione e deve essere concretamente valutata: può trattarsi di comportamenti extra-processuali (es. grave negligenza) o di comportamenti processuali (es. autoincriminazione).
  • Il giudice che nega la riparazione deve motivare specificamente sia l'addebitabilità della condotta al richiedente sia l'incidenza causale di tale condotta sulla nascita e sul mantenimento della misura cautelare.
  • Se il giudice della cognizione (es. sentenza di assoluzione) ha reso incerti o negativi gli elementi che avevano sostenuto la misura cautelare, il tribunale chiamato a decidere sulla riparazione deve valutare se tali acquisizioni abbiano neutralizzato gli elementi che giustificavano l'arresto o il suo mantenimento.
  • La semplice esecuzione di un gesto durante una perquisizione non può automaticamente costituire condotta ostativa: occorre dimostrare la consapevolezza e il nesso causale tra quel comportamento e la decisione di porre o mantenere la restrizione della libertà.
  • In presenza di dichiarazioni contradittorie o di esiti investigativi incerti, il giudice della riparazione deve approfondire l'effetto delle dichiarazioni endo-processuali (es. interrogatori, confessioni altrui) e delle evidenze tecniche (rilievi dattiloscopici, intercettazioni) sulla effettiva responsabilità e sulla perdurante giustificazione della misura cautelare.

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