Cassazione Penale, Ordinanza n. 14960/2025 del 15/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La sentenza di condanna per evasione è quindi rimasta ferma.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato per evasione. Il primo motivo lamentava la mancata applicazione delle pene sostitutive; il secondo censurava la valutazione della sua capacità processuale. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato perché nel giudizio di merito non era stata formulata alcuna richiesta di pene sostitutive. Ha inoltre ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato perché non si confrontava con le argomentazioni dei giudici di merito, giudicate corrette e non illogiche.
Norme richiamate
Indicato come reato oggetto della sentenza impugnata, cioè evasione.
Norma incriminatrice richiamata per qualificare la condotta come evasione.
Massime di principio
- La richiesta di pene sostitutive deve essere previamente formulata nel giudizio di merito; in mancanza, il motivo di ricorso che ne lamenti l'omessa applicazione è manifestamente infondato.
- Il motivo di ricorso per cassazione è manifestamente infondato quando non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata e non evidenzia specifiche illogicità o errori giuridici delle argomentazioni di merito.
- Quando tutti i motivi sono manifestamente infondati, il ricorso è dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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