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Cassazione Civile, Ordinanza n. 03553/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un cittadino algerino ha impugnato in cassazione l'ordinanza del giudice di pace che aveva respinto la sua opposizione al decreto di espulsione emesso dal prefetto di Imperia. Con l'unico motivo deduceva la violazione dell'art. 24 Cost. e dell'art. 12 della direttiva 2008/115/CE, oltre all'omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo di non essere stato messo nelle condizioni di scegliere la traduzione del decreto nella propria lingua madre, l'arabo, con conseguente lesione del diritto di difesa per mancata piena comprensione del provvedimento. Aggiungeva inoltre un riferimento al sopravvenuto d.l. n. 130 del 2020, convertito in l. n. 173 del 2020, in tema di divieto di respingimento.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che dall'ordinanza impugnata risultava che l'interessato aveva indicato la lingua francese per le notifiche e che il foglio notizie gli era stato consegnato anche in francese oltre che in italiano; tale scelta è stata ritenuta indice della conoscenza del francese. In base alla giurisprudenza richiamata, l'omessa traduzione del decreto di espulsione nella lingua dell'interessato determina nullità del provvedimento salvo che lo straniero conosca l'italiano o altra lingua in cui il decreto sia stato tradotto, e la conoscenza linguistica può essere accertata anche per presunzioni, con un accertamento di fatto censurabile solo nei limiti dell'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. La censura non ha addotto elementi idonei a superare tale accertamento, mentre il richiamo al d.l. n. 113 del 2020 è stato ritenuto generico e non pertinente rispetto all'oggetto del giudizio di legittimità. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese.

Norme richiamate

  • art. 24 Cost.

    invocato dal ricorrente a tutela del diritto di difesa, ma la censura è stata ritenuta infondata/inammissibile alla luce dell'accertamento sulla conoscenza del francese.

  • art. 12 direttiva 2008/115/CE

    richiamato dal ricorrente in materia di rimpatrio ed espulsione, senza che la censura superasse l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito.

  • d.l. n. 130 del 2020 conv. in l. n. 173 del 2020

    menzionato in modo generico dal ricorrente; la Corte ha escluso rilevanza del riferimento nel giudizio di cassazione.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    il dato sulla conoscenza della lingua è un accertamento di fatto censurabile solo nei ristretti limiti del vizio di motivazione oggi consentito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.lgs. n. 115 del 2002

    la Corte ha escluso la sua applicazione poiché il processo era esente dall'obbligo di pagamento del contributo.

Massime di principio

  • Nel giudizio di opposizione a decreto di espulsione, la mancata traduzione del provvedimento nella lingua dell'interessato comporta nullità solo se non risulti che lo straniero conosca l'italiano o un'altra lingua in cui il decreto sia stato tradotto.
  • La conoscenza della lingua da parte dello straniero può essere desunta anche presuntivamente da elementi del procedimento, come la dichiarazione di preferenza linguistica per le notifiche e la consegna di atti in tale lingua.
  • In cassazione non è sufficiente contestare in modo generico l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito sulla conoscenza linguistica: occorre dedurre specificamente un vizio nei limiti consentiti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
  • Riferimenti normativi sopravvenuti o estranei al decisum, se richiamati solo in modo apodittico, non incidono sull'esito del ricorso di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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