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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33572/2025 del 10/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la responsabilità per due condotte: al capo A, detenzione/occupazione di un box in cui era stata rinvenuta un'ingente quantità di merce contraffatta in violazione della normativa sul diritto d'autore, ritenuta incompatibile con un uso diverso dalla destinazione al commercio; al capo B, occupazione abusiva del medesimo bene, con invocazione della scriminante dello stato di necessità per asserita emergenza abitativa. Con il primo motivo si censurava il presunto deficit probatorio del fine di lucro; con il secondo si deduceva il mancato riconoscimento dello stato di necessità; con il terzo si lamentava il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di cassazione rileva però che tutti i motivi sono generici e indeducibili: non indicano in modo specifico gli elementi posti a base delle censure, non si confrontano con la motivazione della sentenza impugnata e si risolvono nella mera riproposizione di doglianze già disattese in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ritenendo che i tre motivi fossero privi della specificità richiesta dall'art. 581, comma 1, lett. c), c.p.p., oltre che meramente reiterativi di quanto già dedotto in appello. La motivazione della sentenza di merito è stata ritenuta logicamente corretta e non effettivamente aggredita dalle censure proposte.

Norme richiamate

  • art. 581, comma 1, lett. c), c.p.p.

    art. 581, comma 1, lett. c) cod. poc. pen.

    Il ricorso deve contenere motivi specifici; l'assenza di indicazione degli elementi posti a base della censura rende la doglianza generica e indeducibile in cassazione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità il motivo di ricorso deve essere specifico e deve confrontarsi puntualmente con la motivazione della sentenza impugnata; la mera riproposizione di censure già respinte in appello non assolve l'onere di critica argomentata.
  • È inammissibile il ricorso che si limiti a contestazioni apodittiche o indeterminate, tali da non consentire al giudice di legittimità di individuare con precisione il vizio denunciato e di esercitare il sindacato richiesto.
  • La censura sul fine di lucro non può essere accolta quando la motivazione di merito valorizzi dati fattuali incompatibili con un uso diverso da quello commerciale della merce rinvenuta.
  • La scriminante dello stato di necessità non è invocabile quando la sentenza di merito escluda, con motivazione congrua, che l'emergenza abitativa integri nel caso concreto i presupposti dell'esimente.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è insindacabile in cassazione se sorretto da adeguata motivazione che valorizzi le concrete modalità della condotta e l'assenza di elementi positivamente apprezzabili.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCause di giustificazioneCircostanze del reato
RamiProcesso penaleParte generaleDelitti contro il patrimonioReati contro la fede pubblica
SottomaterieLegittima difesa
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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