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Cassazione Penale, Ordinanza n. 29842/2026 del 05/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La persona condannata, in sede esecutiva, ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più furti giudicati con due diverse sentenze irrevocabili: una del Tribunale di Potenza relativa a furti commessi in due occasioni nel dicembre 2015 e nel gennaio 2016, e una del GUP del Tribunale di Ravenna relativa a furti commessi nel 2014. Il Tribunale di Potenza, quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza ritenendo insussistenti indici sintomatici di un medesimo disegno criminoso, valorizzando la diversità degli obiettivi dei furti, le differenti modalità esecutive, la distanza temporale e spaziale e la natura occasionale delle singole condotte. Con il ricorso per cassazione la difesa ha censurato tale ordinanza sostenendo che il giudice avesse sottovalutato l'omogeneità delle condotte e attribuito rilievo eccessivo a distanza temporale e spaziale, ritenute non decisive, nonché avesse erroneamente apprezzato la diversa modalità attuativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione del provvedimento impugnato fosse immune da contraddittorietà o manifesta illogicità e che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente applicato i principi in tema di continuazione, escludendo la prova di un programma criminoso unitario. In particolare, la Corte ha rilevato che i reati, pur omogenei nella specie, avevano obiettivi diversi e che gli altri indici (distanza temporale e spaziale, modalità esecutive) deponevano contro l'unitarietà ideativa. La ricorrente non si è confrontata in modo specifico con tali argomentazioni, limitandosi a deduzioni generiche. Conseguentemente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che i singoli reati siano riconducibili a un unico disegno criminoso, programmato almeno nelle sue linee essenziali già al momento della prima violazione; la mera presenza di alcuni indici non basta se gli episodi risultano frutto di determinazioni autonome ed estemporanee.

  • artt. 624, 625, 624-bis c.p.

    Norme richiamate solo per individuare i reati oggetto delle sentenze poste a base dell'istanza di continuazione.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Richiamo finale in tema di omissis dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, occorre la prova che, già al momento del primo reato, il soggetto avesse delineato almeno nelle linee essenziali la successiva sequenza criminosa: non è sufficiente una generica omogeneità tra più fatti.
  • Gli indici sintomatici della continuazione vanno valutati complessivamente: omogeneità delle violazioni, bene protetto, contiguità spazio-temporale, causali, modalità esecutive, sistematicità e abitudini di vita. Nessuno di essi, preso isolatamente, è decisivo.
  • Un consistente intervallo temporale tra gli episodi costituisce un forte elemento contrario alla continuazione, salvo che emerga una chiara ragione che spieghi una programmazione unitaria temporalmente frazionata.
  • Quando i reati, pur della stessa specie, perseguono obiettivi concreti diversi e presentano modalità esecutive differenti, è legittimo escludere il medesimo disegno criminoso e ritenere le condotte frutto di autonome determinazioni.
  • In sede di legittimità, il ricorrente deve confrontarsi specificamente con la motivazione del provvedimento impugnato: deduzioni generiche o la mera contrapposizione di una diversa lettura degli indici non bastano a dimostrare contraddittorietà o manifesta illogicità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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