Cassazione Penale, Sentenza n. 47049/2024 del 20/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione del decreto che confermava la confisca patrimoniale dell'immobile sito in Prato, via Traversa il Crocifisso n.4, intestato a Maestrale S.r.l. I ricorrenti contestavano che: il contratto "rent to buy" del 2015 dimostrava una titolarità reale e non una intestazione fittizia; i pagamenti erano tracciati e conformi al piano; la vendita non perfezionata non prova l'illiceità delle provviste; la Corte di merito avrebbe travalicato il proprio ruolo facendo inferenze apodittiche e invertendo l'onere della prova sulla buona fede del terzo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, ritenendo carente e apodittica la motivazione della Corte d'appello in ordine alla simulazione del contratto e alla rimproverabilità del terzo. Ha rilevato l'assenza di prove idonee a dimostrare che la titolarità fosse fittizia o che i pagamenti attestassero provenienza illecita. Per la radicale mancanza di motivazione ha annullato senza rinvio il decreto impugnato e il decreto del 22/09/2022 limitatamente alla confisca dell'immobile, disponendone il dissequestro e la restituzione all'avente diritto; ha inoltre disposto l'esecuzione del provvedimento da parte del PM presso il Tribunale di Firenze.
Norme richiamate
Decreto legislativo n.159/2011 (Codice antimafia)
Le norme sulle misure patrimoniali sono state invocate come presupposto legale della confisca; la Corte ha richiamato che tali disposizioni richiedono motivazione puntuale per dimostrare l'interposizione fittizia e la rimproverabilità del terzo, non potendo bastare inferenze non supportate da elementi concreti.
Art. 104-bis disposizioni attuative codice di procedura penale
art. 104-bis disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai rimedi e alle formalità procedurali nelle fasi del gravame del terzo interessato; la Corte ha sottolineato l'esigenza di motivare ogni valutazione sulla buona fede del terzo.
Giurisprudenza, Sez. VI n. 2110 del 29/11/2023
Orientamento richiamato a favore della tutela dei terzi interessati: la giurisprudenza recente sottolinea l'onere rigoroso della motivazione quando si contesta la buona fede del terzo e la necessità di collegamenti probatori chiari tra il bene e proventi illeciti.
Massime di principio
- La confisca di beni intestati a terzi richiede motivazione specifica e prove concrete della simulazione o dell'interposizione fittizia: mere inferenze (es. pagamenti da familiari, mancato perfezionamento della vendita) non bastano.
- Il contratto "rent to buy" va valutato nella sua natura obbligatoria: la natura contrattuale può escludere, di per sé, la fittizia intestazione se non emerga prova diretta della simulazione.
- Sull'onere della prova: non è ammissibile un'inversione che imponga al terzo di provare l'assenza di illiceità; è il giudice che deve fondare la confisca su elementi indiziari valutati con argomentazioni adeguate e non apodittiche.
- Devono essere spiegati e quantificati i presunti vantaggi economici per la parte venditrice se si sostiene che l'operazione sia servita a schermare proventi illeciti; l'affermazione generica di un "canone fuori mercato" richiede elementi comparativi.
- Dopo il doppio grado di giudizio, la mancanza di motivazione può portare ad annullamento senza rinvio della misura patrimoniale quando risulti radicale l'insufficienza argomentativa.
- In situazioni analoghe, il terzo interessato dovrebbe documentare la tracciabilità dei pagamenti, la natura contrattuale dell'atto, e fornire elementi che consentano di escludere legami diretti tra il bene e proventi illeciti; il giudice deve valutare tali elementi senza pregiudizi.
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