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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19515/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censura la motivazione eccessiva della durata delle pene accessorie ex art. 216, ultimo comma, legge fall., sostenendo che la Corte d'appello avrebbe dovuto ridurle valutando in modo più favorevole gli elementi a discarico e motivando in modo personalizzato la misura delle pene accessorie in funzione della prevenzione speciale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per vaghezza e mancanza di correlazione con le ragioni poste a fondamento della decisione impugnata. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse fornito una motivazione effettiva sulla durata delle pene accessorie, collegandola all'entità della carenza documentale e alla reiterazione delle condotte. Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 216, ultimo comma, legge fallimentare

    Le pene accessorie possono essere quantificate anche in misura pari alla pena principale se adeguatamente motivate in relazione all'entità della carenza documentale e alla reiterazione delle condotte; è richiesta motivazione personalizzata, ma l'appello ha fornito tale giustificazione.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 222 del 2018

    Richiamata come riferimento normativo/interpretativo nel contesto della quantificazione delle pene accessorie dopo la pronuncia costituzionale; la Corte di appello ha adeguato la quantificazione in ottemperanza al quadro post-222/2018.

  • Sez. U., n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli), Rv. 268823

    Principio giurisprudenziale secondo cui i motivi di ricorso sono inammissibili non solo se intrinsecamente indeterminati ma anche quando manchi la necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato.

  • art. 616 cod. proc. pen. (come modificato dalla L. 23 giugno 2017, n. 103)

    Norma che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile; applicata per determinare la sanzione pecuniaria di Euro 3.000,00.

  • Corte Cost., 13/6/2000 n. 186

    Richiamata per giustificare la determinazione equitativa della somma da versare alla Cassa delle ammende in relazione alla colpa del ricorrente nella causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione deve articolare censure precise e correlate alle ragioni della decisione impugnata; censure vaghe o generiche sono causa di inammissibilità.
  • Quando si contesta la durata delle pene accessorie ex art. 216 legge fall., il ricorrente deve indicare esattamente in quale punto la Corte ha omesso la ponderazione degli elementi favorevoli e dimostrare in che modo la motivazione è insufficiente o irragionevole.
  • La Corte d'appello può motivare una durata delle pene accessorie pari alla pena principale se dimostra il nesso con elementi fattuali gravi come la rilevante carenza documentale e la reiterazione delle condotte.
  • Dopo la pronuncia della Consulta n. 222/2018, resta necessario un accertamento e una motivazione specifica sulla personalizzazione delle pene accessorie, ma una motivazione effettiva della Corte d'appello è sufficiente a respingere censure generiche.
  • Il ricorrente in cassazione rischia condanne alle spese e sanzioni pecuniarie alla Cassa delle ammende se il ricorso è ritenuto inammissibile per colpa; è quindi essenziale curare la specificità delle censure e la correlazione con le motivazioni impugnate.

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