Cassazione Penale, Sentenza n. 35839/2023 del 28/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Campobasso (giudice dell'esecuzione) che aveva riconosciuto la continuazione tra più condanne per reati contro il patrimonio (furti commessi tra l'8 gennaio 2014 e il 30 agosto 2014). Il Procuratore generale denunciava violazione di legge e vizio di motivazione perchè il giudice dell'esecuzione avrebbe valutato in modo superficiale e travisante gli indicatori della continuazione: ha ritenuto "ristretto" un arco temporale di circa otto mesi, ha parlato di "identità del luogo di consumazione" nonostante uno degli episodi fosse in diversa provincia (San Benedetto dei Marsi, L'Aquila) e ha richiamato le "medesime modalità delle condotte" senza descriverle concretamente né confrontare le sentenze per mostrare omogeneità effettiva
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha censurato la motivazione dell'ordinanza impugnata come carente e, in parte, travisante: il giudice dell'esecuzione non ha spiegato in termini oggettivi perché un periodo di circa otto mesi debba considerarsi "ristretto", ha erroneamente parlato di identità del luogo di commissione e non ha illustrato le "medesime modalità" delle condotte in modo concreto e confrontato. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato alla Corte d'appello di Campobasso, in diversa composizione, per un nuovo esame più approfondito e motivato
Norme richiamate
artt. 110, 56, 624, 625, 624-bis cod. pen.
Riferimento ai reati per i quali Spinelli è stata giudicata; la questione attiene non alla sussistenza dei reati ma all'applicazione della disciplina della continuazione tra più condanne per reati contro il patrimonio
Sez. 6, n. 2397 dell'11/12/1991 (Moro, Rv. 189289)
Giurisprudenza richiamata in tema di valore del fattore tempo nella verifica dell'unicità del disegno criminoso: il decorso del tempo può rendere probabile la riaffermazione di conflitti interni e la necessità di nuova deliberazione, incidendo negativamente sulla riconoscibilità di un piano unitario
Corte costituzionale, 9 luglio 2013, n. 183
Citata come principio procedurale per il rinvio in diversa composizione: il nuovo esame deve essere condotto tenendo conto dei rilievi di legittimità e in piena libertà
Massime di principio
- Per riconoscere la continuazione tra reati è necessario motivare con riferimenti concreti e oggettivi: non bastano affermazioni generiche come "ristretto lasso temporale" o "medesime modalità" senza descrizione e confronto tra le condotte
- Il fattore tempo è essenziale: occorre spiegare in che misura l'intervallo temporale renda plausibile l'esistenza di un unico disegno criminoso, tenendo conto che periodi più lunghi aumentano la probabilità di nuove deliberazioni
- L'identità del luogo deve essere effettiva e significativa ai fini della connessione fra reati; la presenza di più province o luoghi diversi va valutata criticamente e non può essere considerata automaticamente "identità del luogo"
- Il richiamo al modus operandi richiede l'esposizione dettagliata degli elementi comuni (tecniche, strumenti, finalità, modalità esecutive) che dimostrino una matrice deliberativa omogenea
- Il giudice dell'esecuzione deve comparare concretamente i titoli giudiziari (sentenze) e indicare i parametri obiettivi in base ai quali ritiene sussistente un piano criminoso unitario; la mancanza di tale confronto può portare all'annullamento e al rinvio
- In casi simili, le parti possono insistere perché il giudice fornisca un'analisi puntuale di tempo, luogo, modalità, mezzi e finalità, e la Corte di Cassazione è pronta a sanzionare motivazioni meramente assertorie
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