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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20009/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma in appello della condanna per bancarotta per distrazione commessa come amministratore unico della T.C. s.r.l. (fallita il 15/03/2011). Il fatto contestato è la distrazione di euro 19.935,00 imputati al conto "cassa contante". Il ricorso sviluppa due motivi: (1) violazione di legge sulla valutazione del dolo dell'imputato; (2) vizi motivazionali e presunto malgoverno delle regole di valutazione della prova (art.192 c.p.p.) riguardo alle giustificazioni dei prelievi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto generico e meramente fattuale, non confrontandosi adeguatamente con le argomentazioni della sentenza impugnata: la Corte territoriale aveva ritenuto che, oltre a emolumenti già giustificati per euro 95.345,00, l'imputato si era appropriato indebitamente di ulteriori euro 19.935,00 senza valido titolo o formalizzazione. Il secondo motivo è stato considerato, nella sostanza, una deduzione di violazione delle regole processuali (art.192 e art.533 c.p.p.) non deducibile in Cassazione ai sensi dell'art.606 lett. c) c.p.p.; inoltre non è stata proposta una corretta modalità di censura ricompresa tra le fattispecie ammesse. Conseguentemente dichiarata l'inammissibilità del ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regola sulla valutazione delle giustificazioni e della prova; nella sentenza è richiamata come limite a deduzioni che in Cassazione si risolvano in mera rivisitazione del merito.

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alle regole di giudizio; la Corte osserva che l'eventuale inosservanza non è automaticamente deducibile in Cassazione se non rientra nelle ipotesi previste dall'art.606 c.p.p.

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. c) e lett. b))

    Limita le deduzioni in Cassazione: la lett. c) esclude la rilevabilità di certe violazioni di norme processuali se non previste come causa di nullità o inutilizzabilità; la lett. b) riguarda l'errata applicazione della legge sostanziale, e non può essere usata per aggirare il divieto di dedurre genericamente vizi processuali.

Massime di principio

  • Per ottenere accoglimento in Cassazione su questioni di fatto o valutazione delle prove è necessario dimostrare un travisamento assoluto degli elementi probatori o che i giudici hanno fondato la decisione su elementi insussistenti; deduzioni generiche o richieste di diversa valutazione del merito sono inammissibili.
  • Le censure che si limitano a denunciare un 'malgoverno' delle regole di valutazione della prova (art.192 c.p.p.) sono spesso considerate dalla Cassazione come ricomprese nelle violazioni processuali non deducibili ai sensi dell'art.606 lett. c) e quindi inammissibili, salvo che non comportino invalidità formali espressamente previste.
  • In tema di bancarotta per distrazione, l'assenza di una delibera assembleare che determini il quantum di retribuzioni o prelievi rende tali crediti 'illiquidi' e può configurare appropriazione indebita: la responsabilità richiede il dolo generico (volontà consapevole di dare al patrimonio sociale diversa destinazione), non la consapevolezza dello stato di insolvenza o lo scopo di danneggiare i creditori.
  • Quando si impugna in Cassazione una sentenza penale è strategico formulare censure che rientrino nelle fattispecie di rilevabilità previste dall'art.606 c.p.p.: error in iudicando deve riguardare l'errata applicazione della norma sostanziale, mentre le deduzioni che implicano una nuova valutazione probatoria sono, di regola, inammissibili.

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