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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26505/2023 del 20/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Cosenza che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il sequestro preventivo di due immobili riconducibili a Novellis (in corso di realizzazione in zona sismica). Il ricorrente deduceva l'insussistenza del "pericolo nel ritardo" che giustificasse il sequestro, sostenendo che le opere fossero già ultimate sulla base di una "ordinanza" comunale del 7/3/2022.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondata la deduzione del ricorrente secondo cui le opere fossero ultimate: il documento comunale stesso segnalava la mancanza di "rifiniture finali, quali intonaco", quindi le unità non potevano considerarsi ultimate ai fini dell'agibilità. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'ultimazione coincide con la conclusione delle finiture interne ed esterne (intonaci, infissi ecc.) e ha affermato che l'esigenza di impedire la prosecuzione di lavori edilizi abusivi ancora in corso è sufficiente a disporre o mantenere il sequestro preventivo. Ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato per giustificare la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma a titolo di ammenda in caso di ricorso inammissibile.

  • Corte di cassazione, Sezione III, 7 dicembre 2016, n. 52051

    Giurisprudenza segnalata sul tema dell'effettiva rilevanza dell'avvenuta ultimazione dell'opera ai fini dell'esistenza del "pericolo nel ritardo"; indica che la sola presunta ultimazione non esclude automaticamente le esigenze cautelari.

  • Corte di cassazione, Sezione III, 12 ottobre 2018, n. 46215

    Principio secondo cui un edificio si considera ultimato solo quando è concretamente funzionale e possiede i requisiti di agibilità/abitabilità; l'ultimazione coincide con la conclusione delle finiture interne ed esterne (intonaci, infissi, parti annesse).

  • Corte di cassazione, Sezione III, 26 novembre 2014, n. 49220

    Affermato che l'esigenza di impedire la prosecuzione di lavori edilizi abusivi ancora in corso è di per sé condizione sufficiente per disporre o mantenere il sequestro preventivo, indipendentemente dalla natura e dall'entità degli interventi residui.

Massime di principio

  • La misura del sequestro preventivo su opere edilizie può essere giustificata dalla sola esigenza di impedire la prosecuzione dei lavori abusivi ancora in corso, anche se gli interventi residui appaiono limitati.
  • La qualificazione di un'opera come "ultimata" richiede il completamento delle finiture e dei requisiti di agibilità/abitabilità (intonaci, infissi, servizi ecc.); una dichiarazione amministrativa che segnali mancanze di rifiniture non prova l'ultimazione.
  • Nel giudizio di riesame cautelare l'onere di provare compiutamente l'assenza delle esigenze cautelari ricade sul ricorrente: deduzioni generiche o basate su atti che contengono contraddizioni non sono sufficienti ad ottenere l'annullamento del sequestro.
  • La giurisprudenza di legittimità autorizza il mantenimento del sequestro preventivo anche quando rimangono lavori da compiere, purché sia concreto il rischio di prosecuzione degli stessi e la loro illiceità.
  • Prima di fondare ricorsi sulla presunta "ultimazione" di lavori, è consigliabile acquisire documentazione amministrativa chiara e non contraddittoria (certificati di agibilità, certificazioni tecniche, verbali comunali privi di annotazioni su mancanze) che dimostri effettivamente il possesso dei requisiti di agibilità.

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