Cassazione Penale, Sentenza n. 15/2022 del 04/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per ricettazione di un ciclomotore provento di furto; il ricorrente deduceva violazione dell'art. 192 comma 2 c.p.p. perché la responsabilità gli sarebbe stata addebitata nonostante mancassero prove della sua estraneità al furto, rilevando che, secondo una testimonianza, il proprietario del veicolo stava denunciando il furto presso i Carabinieri nell'immediatezza del ritrovamento
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e carente nei requisiti dell'art. 606 c.p.p.; ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale che, conformandosi a consolidata giurisprudenza, ha ritenuto la ricettazione provata sulla base della disponibilità del bene provento di furto senza una spiegazione attendibile da parte dell'imputato. La circostanza che il proprietario stesse denunciando il furto nel momento del rinvenimento non ha smentito la valutazione probatoria, anche per la genericità del ricorso che non ha specificato contenuto, luogo e tempi della denuncia. Condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende
Norme richiamate
art. 192 cod. proc. pen. comma 2
Richiamata dal ricorrente come norma violata; la Corte interpreta la disciplina delle prove evidenziando che la sentenza può fondarsi anche su presunzioni quando l'imputato, trovato in possesso della refurtiva, non fornisca una spiegazione attendibile sulla provenienza
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato e il ricorso generico, dunque non rispondente ai parametri di ammissibilità indicati dall'art. 606
Norma che consente la condanna per responsabilità processuale in caso di gravità colposa del ricorso; la Corte l'ha applicata per irrogare l'ammenda (somma a favore della cassa delle ammende) valutando profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità
Massime di principio
- La semplice disponibilità della cosa provento di furto, se non accompagnata da una spiegazione credibile sulla sua provenienza, può costituire base sufficiente per la condanna per ricettazione
- Il silenzio o la mancata indicazione dell'origine del bene da parte dell'imputato non è un elemento assolutamente necessario o unico, ma può essere valutato dal giudice insieme ad altri elementi e portare a presunzioni di mala fede
- La circostanza che il proprietario stia denunciando il furto nell'immediatezza del ritrovamento non esonera automaticamente il possessore del bene: per smentire la responsabilità è necessario documentare in modo specifico luogo, tempo e contenuto della denuncia o fornire altra prova sulla provenienza del bene
- In cassazione i motivi devono rispettare i parametri di specificità e non possono essere generici; l'art. 606 c.p.p. richiede censure precise e fondate per evitare l'inammissibilità
- Chi si trova in possesso di beni di dubbia provenienza dovrebbe fornire al più presto spiegazioni documentate (fatture, testimoni, elementi di prova) per contrastare efficacemente le presunzioni di ricettazione
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