Cassazione Penale, Sentenza n. 21/2022 del 04/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Entrambi i ricorrenti impugnano la conferma, da parte della Corte di appello di Torino, della sentenza di condanna del Tribunale di Ivrea per concorso in usura aggravata ed estorsione pluriaggravata. Agnello lamenta vizi di motivazione per eccessiva valorizzazione delle sole dichiarazioni delle persone offese (pp.oo.) senza riscontri; il ricorso è però ritenuto generico e reiterativo delle stesse doglianze già esaminate, e la Corte ha ritenuto le dichiarazioni delle pp.oo. attendibili e comunque corroborate da altre testimonianze e parzialmente dalle ammissioni dello stesso Agnello. Spadaro contesta invece la qualificazione del suo comportamento come concorso nel reato di usura, sostenendo di aver partecipato al massimo alla fattispecie prevista dall'art. 629 c.p.; la Corte di legittimità ricorda il principio che usura ed estorsione possono concorrere quando la violenza o minaccia sono finalizzate a conseguire il pagamento di interessi usurari e conferma la qualificazione adottata dalla Corte di appello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Agnello Salvatore e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (per colpa nella proposizione del ricorso). Ha rigettato il ricorso di Spadaro Simone e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. In sostanza entrambi i ricorsi non sono stati accolti e le condanne di merito sono state confermate.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. in l. n. 176 del 2020
Procedura di trattazione del ricorso nelle forme previste dalla norma emergente dall'emergenza normativa citata; richiamata solo in ordine alle forme procedurali seguite
art. 581, comma 1 cod. proc. pen.
Richiama il requisito di specificità dei motivi di ricorso in Cassazione; il ricorso di Agnello è ritenuto carente e meramente reiterativo
art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Indica i motivi tassativi di impugnazione in cassazione; la Corte rileva mancanza di specificità nei motivi proposti
art. 110 cod. pen.
Norma sulla responsabilità per il concorso di persone nel reato; richiamata rispetto alla partecipazione di più soggetti ai fatti
art. 644 cod. pen.
Definizione del reato di usura richiamata nella discussione sulla qualificazione del fatto; la Corte ricorda che usura ed estorsione possono concorrere
art. 629 cod. pen.
Riguarda l'estorsione; la controversia verte anche sulla distinzione e possibile concorso tra usura ed estorsione
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese e l'eventuale sanzione pecuniaria per il ricorrente in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; applicata per condannare Agnello e Spadaro alle spese e Agnello anche alla sanzione pecuniaria
sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000 n. 186
Richiamata per il principio che la proposizione di ricorso scorre per colpa quando risulti evidente la causa di inammissibilità; utilizzata per giustificare la sanzione a carico di Agnello
Massime di principio
- La Corte di Cassazione richiede motivi di ricorso specifici e non meri ripetizioni di doglianze già esaminate: i ricorsi generici o reiterativi sono dichiarati inammissibili
- Le dichiarazioni delle persone offese possono essere ritenute sufficienti a fondare una condanna se la Corte ritiene le dichiarazioni complessivamente attendibili anche in assenza di riscontri diretti, purché non sussistano discrepanze decisive
- Usura ed estorsione possono concorrere: quando la violenza o la minaccia sono finalizzate ad ottenere il pagamento di interessi o altri vantaggi usurari, la qualificazione concorrente è possibile e legittima
- In caso di inammissibilità o rigetto del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e, se la colpa nella proposizione del ricorso è significativa, a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
- Nel valutare l'attendibilità delle testimonianze la Corte valuta la congruità interna, le eventuali discrepanze di dettaglio considerate non decisive e la possibile corroborazione da altre deposizioni o ammissioni
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