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Sentenza

Sentenza n. 13508/2026 - Roma, Sezione 1Q

Giustizia amministrativa202307045

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimenti statali e regionali di certificazione del superamento del tetto di spesa per dispositivi medici e di riparto degli oneri di payback per gli anni 2015-2018, nonché relativi avvisi di pagamento e atti presupposti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni pubbliche)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente, fornitrice di dispositivi medici al Servizio Sanitario Nazionale, aveva impugnato i decreti ministeriali del 6 luglio 2022 e del 6 ottobre 2022, nonché i provvedimenti regionali con i quali erano stati individuati i fornitori soggetti al ripiano e quantificati gli importi dovuti a titolo di payback per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018. Erano stati inoltre impugnati gli avvisi di pagamento, gli atti di avvio del procedimento e gli ulteriori atti presupposti, inclusi atti della Conferenza Stato-Regioni e una circolare ministeriale. Nel corso del giudizio la ricorrente ha dichiarato di essersi avvalsa del meccanismo previsto dall’art. 7 del d.l. n. 95/2025, convertito dalla l. n. 118/2025, pagando il 25% dell’importo risultante dai provvedimenti di ripiano, e ha chiesto la dichiarazione di cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Il Collegio ha rilevato che, sebbene la disposizione normativa qualifichi l’effetto del pagamento ridotto come cessazione della materia del contendere, sul piano processuale la fattispecie integra improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse: il pagamento agevolato ha infatti soddisfatto un bene della vita diverso da quello originariamente perseguito con il ricorso, che consisteva nell’eliminazione dei provvedimenti impugnati dall’ordinamento. Venuto meno l’interesse alla decisione, il giudizio non è stato esaminato nel merito. Le spese sono state integralmente compensate tra le parti, in ragione della definizione in rito.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. n. 95/2025, convertito dalla l. n. 118/2025

    la cessazione della materia del contendere

    La disciplina consente al fornitore di estinguere il debito da payback mediante il pagamento di una quota ridotta, pari nel caso concreto al 25% dell’importo dovuto. Pur qualificando testualmente l’effetto come cessazione della materia del contendere, la norma è stata applicata dal giudice mediante la declaratoria processuale di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Costituisce il fondamento processuale della declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Il Collegio ha rilevato d’ufficio in udienza la questione relativa alla diversa qualificazione processuale dell’esito del giudizio, consentendo il contraddittorio sul punto.

Massime di principio

  • Quando, durante il giudizio di annullamento, il ricorrente consegue un’utilità sopravvenuta diversa dall’eliminazione dell’atto impugnato, tale conseguimento non determina necessariamente la cessazione della materia del contendere, ma può integrare improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La qualificazione legislativa dell’effetto sostanziale di una misura come cessazione della materia del contendere non impedisce al giudice di individuare, sul piano processuale, la diversa fattispecie dell’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
  • L’interesse alla decisione di annullamento viene meno quando il ricorrente abbia ottenuto, mediante una definizione agevolata, il soddisfacimento dell’obbligazione sostanziale controversa, senza che ciò comporti l’eliminazione o la modifica dei provvedimenti impugnati.

Come è indicizzato

MaterieDisciplina professionale
RamiSanitàProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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