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Cassazione Penale, Ordinanza n. 16978/2026 del 12/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata era stata condannata in primo grado dal Tribunale di Marsala per false dichiarazioni rese per ottenere il reddito di cittadinanza; la Corte d'Appello di Palermo aveva confermato la condanna. Con il ricorso per cassazione la difesa ha dedotto vizio di motivazione sulla sussistenza del reato, sostenendo che la dichiarazione sulla convivenza con la figlia fosse conforme alle risultanze anagrafiche, e ha contestato anche l'elemento soggettivo, assumendo che la non corrispondenza al vero della situazione della figlia non fosse conosciuta dalla ricorrente e non potesse dunque integrare dolo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo meramente reiterativo delle doglianze già proposte in appello e comunque manifestamente infondato, rilevando che la figlia della ricorrente si trovava in struttura protetta sin da epoca anteriore alla presentazione delle dichiarazioni, per effetto di un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare del Tribunale di Firenze. Tale situazione, diversa dai dati anagrafici e nota alla ricorrente, aveva consentito l'indebito accesso al beneficio. Quanto al dolo, la Corte ha richiamato il principio secondo cui l'ignoranza o errore sulla sussistenza del diritto al reddito di cittadinanza, in difetto dei requisiti richiesti dall'art. 2 d.l. n. 4/2019, si risolve in errore su legge penale che non esclude il dolo ex art. 5 c.p., poiché l'art. 2 integra il precetto penale di cui all'art. 7 del medesimo decreto-legge. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 2 d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

    Individua i requisiti per il reddito di cittadinanza; la mancanza dei requisiti rileva ai fini della falsità delle dichiarazioni e dell'indebito accesso al beneficio.

  • art. 7 d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

    Integra il precetto penale richiamato dalla Corte per le false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza.

  • art. 5 c.p.

    L'errore o l'ignoranza sulla sussistenza del diritto al beneficio, quando attiene ai presupposti normativi, è qualificato come errore su legge penale e non esclude il dolo.

Massime di principio

  • Nel procedimento per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza, la discrepanza tra quanto dichiarato e la reale situazione di fatto può integrare il reato anche se le risultanze anagrafiche risultino formalmente conformi alla dichiarazione, quando la prova dimostri che la situazione concreta era diversa ed era nota all'interessato.
  • L'errore sulla spettanza del reddito di cittadinanza, derivante dalla mancata consapevolezza dell'assenza dei requisiti richiesti dalla disciplina di settore, costituisce errore su legge penale e non esclude il dolo.
  • Se il ricorso per cassazione si limita a riproporre questioni già dedotte in appello senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, e la censura risulta comunque manifestamente infondata, il ricorso è inammissibile.
  • Ai fini della configurabilità del dolo nelle false dichiarazioni per l'accesso a prestazioni assistenziali, è sufficiente la consapevolezza della difformità tra la situazione reale e quella rappresentata, non essendo necessario un errore scusabile sulla disciplina del beneficio.

Come è indicizzato

MaterieOmessa dichiarazioneImpugnazioni
RamiReati tributariProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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