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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19609/2022 del 19/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e, richiamando l'orientamento giurisprudenziale (tra cui Sez. 4, n. 42841/2008), ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa al nulla osta all'espulsione ex art. 86, comma 3, d.P.R. 309/90, eliminando quella statuizione. Rimane invece confermata la condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5. Decisione depositata il 6 aprile 2022.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il difensore di Jawla Lamin ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Brescia che aveva confermato la condanna per la cessione di una dose di marijuana (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) e, nella stessa decisione, aveva concesso il nulla osta all'espulsione ex art. 86, comma 3, d.P.R. 309/90. Il motivo dell'impugnazione era che il nulla osta ex comma 3 ha natura di provvedimento amministrativo esercitabile solo prima che si instauri il procedimento giudiziario; essendo l'imputato già stato citato a giudizio (vocatio in ius), il potere amministrativo del Prefetto si sarebbe estinto e la concessione del nulla osta sarebbe illegittima.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73, comma 5

    Norma penale che punisce la cessione di sostanze stupefacenti; nell'affare ha determinato la condanna dell'imputato per la cessione di una dose di marijuana.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 86, comma 3

    Prevede l'espulsione immediata amministrativa disposta dal Prefetto. La Corte interpreta questo comma come esercizio di un potere amministrativo che può essere esercitato solo prima che si arrivi a una pronuncia giurisdizionale: il potere si estingue con la 'vocatio in ius' (la citazione a giudizio).

  • Giurisprudenza - Sez. 4, n. 42841 del 02/10/2008, Rv.241334

    Precedente giurisprudenziale richiamato che afferma il principio secondo cui l'espulsione amministrativa ex art. 86, comma 3, si estingue se l'autorità giudiziaria è già stata investita (citazione a giudizio); distingue l'espulsione amministrativa dall'espulsione collegata alla condanna (primi due commi).

Massime di principio

  • L'espulsione amministrativa immediata ex art. 86, comma 3 d.P.R. 309/90 è esercitabile solo prima che lo straniero sia stato citato in giudizio; una volta scattata la vocatio in ius il potere si estingue.
  • Se un giudice o una Corte includono nel dispositivo un nulla osta all'espulsione ex art. 86, comma 3 dopo che l'imputato è già stato citato, tale statuizione è illegittima e può essere annullata in sede di legittimità.
  • L'espulsione come misura accessoria disposta in relazione alla condanna (primi due commi dell'art. 86) è distinta dall'espulsione amministrativa immediata (terzo comma); la prima è collegata alla pronuncia di condanna, la seconda è un potere amministrativo antecedente al processo.
  • Per la difesa: verificare e documentare la data della citazione a giudizio e, se l'espulsione amministrativa è stata comunque disposta o autorizzata, chiedere tempestivamente l'annullamento di quella statuizione senza che ciò incida automaticamente sulla validità della condanna penale.
  • Per l'amministrazione pubblica: prima di adottare o richiedere il nulla osta all'espulsione, accertare l'assenza di procedimenti giudiziari pendenti verso lo straniero; in caso contrario il provvedimento è facilmente impugnabile e destinato all'annullamento.

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