Cassazione Penale, Sentenza n. 19617/2022 del 19/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per vizio di motivazione e travisamento della prova: il ricorrente censura la sentenza di merito per avere fondato la responsabilità penale del datore di lavoro sulla sola dichiarazione della parte offesa, omettendo di considerare il verbale delle sommarie informazioni rese da Abdelrrahman Mouadine, che aveva dichiarato che la vittima, Salah Touchant, non lavorava per la Edil Ponteggi s.r.l. ma si era recata in cantiere soltanto per incontrarlo. Il ricorrente chiede annullamento della condanna per lesioni personali gravi ascritta ai sensi dell'art. 590 c.p. e per violazione dell'art. 148 d.lgs. 81/2008.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la decisione dei giudici di merito. Ha ritenuto che le sentenze di merito abbiano esposto un quadro probatorio coerente e motivato, avendo confrontato le dichiarazioni della persona offesa con quelle di Mouadine e spiegato le ragioni per le quali le prime sono state ritenute credibili e le seconde non persuasive (es. abbigliamento da lavoro e casco indossato dalla vittima, precedenti ingaggi in nero nel cantiere e segnalazioni del responsabile per la sicurezza). La Corte di cassazione ha inoltre richiamato l'impossibilità per il giudice di legittimità di riesaminare i fatti e rivalutare la credibilità delle prove. Per tali motivi ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 590 cod. pen.
Norma applicata per attribuire la responsabilità penale per lesioni personali gravi cagionate con colpa; la Corte ha ritenuto provata la colpa (negligenza, imprudenza, imperizia) del datore di lavoro nel mancato rispetto delle norme di sicurezza.
art. 148 d.lgs. 81/2008
Richiama l'obbligo del datore di lavoro di assicurare la sicurezza nei cantieri; la violazione di tale disposizione è stata ritenuta elemento della colpa aziendale che ha concorso a cagionare le lesioni.
art. 23, comma 8, d.l. 137/2020
Norma procedurale citata in relazione alla requisitoria scritta del Procuratore generale; utilizzata per indicare che il Procuratore generale ha formulato per iscritto la richiesta di rigetto del ricorso.
Principio di diritto della Corte di cassazione
Ripetuto richiamo alla regola secondo cui il giudice di legittimità non può riesaminare nel merito la valutazione della prova e la credibilità delle dichiarazioni, se non sussistono vizi logico-giuridici rilevabili in questa sede.
Massime di principio
- La Cassazione non riesamina la valutazione della prova: i motivi che chiedono semplicemente una diversa valutazione della credibilità delle dichiarazioni sono inammissibili.
- Per impugnare con successo una condanna fondata su valutazioni di merito è necessario indicare specifici vizi logico-giuridici nella motivazione dei giudici (contraddizioni, omissis decisivi, illogicità manifesta), non la mera preferenza di una diversa ricostruzione fattuale.
- Nelle cause per infortuni sul lavoro, elementi fattuali come abbigliamento da lavoro, uso di dispositivi di protezione, ripetuti impieghi in nero e segnalazioni del responsabile della sicurezza rafforzano la tesi della dipendenza o comunque del rapporto funzionale al datore di lavoro e giustificano il rilievo della responsabilità datoriale.
- La dichiarazione di un terzo contraria alla versione della vittima deve essere valutata dalla corte di merito; per contestarla in Cassazione occorre dimostrare che i giudici non l'abbiano considerata affatto o che l'abbiano scartata senza ragionevole motivazione.
- La mera reiterazione in Cassazione dei motivi già respinti in appello, senza una critica argomentata e nuova, è considerata generica e porta all'inammissibilità del ricorso.
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