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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23801/2022 del 20/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione di legge: si censura la determinazione della pena in quanto il reato di minaccia semplice (art. 612 c.p.) rientra nella competenza del giudice di pace ed è punito con una pena pecuniaria ai sensi dell'art. 52 comma 2 lett. b) del d.lgs. 28/08/2000 n. 274; la Corte d'appello avrebbe applicato una pena diversa per specie (reclusione) e dunque una pena illegale, oltre a non aver correttamente operato la conversione/ragguaglio ai sensi dell'art. 135 c.p. nell'aumento per continuazione

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha rilevato che il reato di minaccia semplice rientra nella competenza del giudice di pace e che pertanto la sanzione applicabile è pecuniaria (art. 52 comma 2 lett. b., d.lgs. 274/2000); la pena applicata in concreto dalla Corte d'appello (giorni 10 di reclusione quale aumento per continuazione) è stata qualificata come pena illegale. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente all'aumento di pena per la continuazione e il procedimento è stato rinviato ad altra Sezione della Corte d'appello di Torino per nuova determinazione della pena nel rispetto dei limiti di legge (con riferimento, tra l'altro, all'art. 135 c.p. e al tetto massimo rappresentato dalla pena pecuniaria prevista per il reato meno grave, qui euro 1.032,00).

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen.

    art. 612, comma 1, cod. pen.

    Il reato di minaccia semplice è di competenza del giudice di pace; ne consegue che la pena applicabile è la sanzione pecuniaria prevista per tale giudice e non la reclusione.

  • art. 52, comma 2, lett. b), d.lgs. 28 agosto 2000 n. 274

    art. 52, comma 2, lett. b) del decreto legislativo 28/08/2000 n. 274

    Stabilisce la pena pecuniaria di competenza del giudice di pace per il reato in questione; la Corte ha affermato che tale disposizione vincola la determinazione del trattamento sanzionatorio anche in presenza di reati connessi di competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria.

  • art. 63 d.lgs. 274/2000

    art. 63 del medesimo decreto legislativo

    Richiama la disciplina della competenza e del relativo trattamento sanzionatorio, confermando che i reati di competenza del giudice di pace devono mantenere la sanzione pecuniaria anche se processati connessi ad altri reati.

  • art. 135 cod. pen.

    Norma di ragguaglio per convertire le pene detentive in pena pecuniaria ai fini del cumulo/continuazione; la Corte ricorda che l'aumento per continuazione determinato in termini detentivi deve essere ragguagliato alla pena pecuniaria e che, dopo conversione, non può superare il massimo della pena prevista per il reato meno grave.

  • art. 81 cod. pen.

    Rilevata nella prospettazione del ricorso in relazione alla determinazione della pena unica in presenza di concorso/continuazione; la Corte ha applicato i principi del concorso di reati e del rispetto della legalità della pena.

  • art. 25 Cost.

    Richiamato quale principio costituzionale della legalità della pena: applicare una pena diversa per specie o eccedente i limiti edittali comporta violazione del principio costituzionale.

  • art. 27, comma 3 Cost.

    Richiamato in riferimento alla funzione rieducativa della pena e al principio che sanzioni poi ritenute illegittime ledono principi costituzionali e convenzionali.

  • art. 132 e 133 cod. pen.

    artt. 132 e 133 cod. pen.

    Richiamati come fondamento del potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena entro i limiti stabiliti dalla legge; la Corte demanda al giudice di merito la nuova determinazione entro il limite della pena pecuniaria prevista per il reato meno grave.

Massime di principio

  • Se un reato è di competenza del giudice di pace e la legge prevede una pena pecuniaria, il giudice che valuta il trattamento sanzionatorio non può sostituirla con una pena detentiva: l'applicazione di una pena diversa per specie configura pena illegale e dà luogo alla cassazione.
  • In caso di concorso o continuazione tra reati con sanzioni eterogenee (detentive e pecuniarie), l'aumento per continuazione determinato in termini detentivi deve essere ragguagliato in termini pecuniari ai sensi dell'art. 135 c.p.; dopo la conversione l'aumento non può in alcun caso eccedere il massimo della pena prevista per il reato meno grave.
  • Il principio di legalità della pena (art. 25 Cost.) e il favor rei impongono al giudice di rispettare la specie e i limiti edittali della pena previsti dalla legge: ogni discrezionalità è limitata ai margini previsti dalle norme (artt. 132-133 c.p.).
  • Se il giudice di merito applica una pena illegale, la Corte di Cassazione annulla la decisione limitatamente alla determinazione della pena e rinvia per nuovo giudizio, indicando il criterio legale di calcolo (convertendo/ragguagliando secondo l'art. 135 c.p. e senza superare il tetto massimo della pena pecuniaria prevista).
  • In situazioni analoghe è necessario verificare sempre la competenza per materia (giudice ordinario vs. giudice di pace) e applicare il trattamento sanzionatorio previsto per il reato minore, tenendo conto del principio della conversione e del limite massimo stabilito dalla norma per il reato di competenza del giudice di pace.

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