Cassazione Penale, Sentenza n. 23709/2022 del 20/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Chiaramonti era stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione in qualità di amministratore unico e poi liquidatore della società CO.GE.CKY s.r.l., dichiarata fallita. Si contestava l'omissione nella consegna dei documenti al curatore necessari per ricostruire la situazione societaria e la distrazione di €40.000,00 mediante il ritiro di quattro assegni circolari da €10.000 ciascuno. In Cassazione il ricorrente deduceva un unico motivo: vizio di motivazione per mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale sollecitata dalla difesa e mancata escussione di una teste (Gabriella Rodio), nonché omissione di considerazione della documentazione prodotta in appello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso per quanto riguarda la conferma delle condanne e delle statuizioni di merito, ritenendo infondato il motivo relativo alla mancata rinnovazione dell'istruttoria perché nella motivazione di merito non sussistevano lacune o illogicità manifesti tale da giustificare la rinnovazione. Tuttavia la sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della durata delle pene accessorie previste dall'art. 216, ultimo comma, della legge fallimentare, e il processo è stato rinviato ad altra sezione della Corte d'Appello di Cagliari per rideterminare la durata di tali pene accessorie alla luce della declaratoria di incostituzionalità.
Norme richiamate
art. 216 ultimo comma legge fallimentare
prevedeva la durata fissa decennale delle pene accessorie per il reato di bancarotta fraudolenta documentale
La disposizione, nella parte dichiarata incostituzionale, non è più applicabile nella forma di durata fissa; occorre ora che il giudice di merito quantifichi concretamente la durata delle pene accessorie.
Sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018
declaratoria di illegittimità costituzionale della parte della norma che prevedeva durata fissa decennale
La declaratoria ha efficacia ex tunc e impone la revisione della determinazione delle pene accessorie nei processi in corso.
art. 136, comma 1 Cost. e art. 30, comma 3 legge costituzionale n. 87/1953
Stabiliscono che la norma risultante dalla sentenza di incostituzionalità si applica con efficacia retroattiva (ex tunc) anche ai processi in corso, consentendo il riesame d'ufficio del trattamento sanzionatorio.
Sentenza Cassazione n. 33040 del 26/02/2015 (Jazouli)
L'illegalità della pena derivante da norma incostituzionale è rilevabile d'ufficio in Cassazione anche se il ricorso è inammissibile, salvo ricorso tardivo.
Sez. Unite Cassazione n. 28910 del 28/02/2019
La durata delle pene accessorie, quando la legge indica limiti non fissi, deve essere determinata concretamente dal giudice in base ai criteri dell'art. 133 c.p. e non rapportata automaticamente alla durata della pena principale ex art. 37 c.p.
art. 133 cod. pen.
Fornisce i criteri per la determinazione della pena da adottare concretamente dal giudice di merito anche per le pene accessorie non predeterminate dalla legge.
art. 37 cod. pen.
Non deve essere utilizzato per rapportare automaticamente la durata delle pene accessorie a quella della pena principale; la quantificazione richiede considerazione autonoma ai sensi di art. 133 c.p.
art. 606, comma 1, lett. d) c.p.p.
Consente la censura in Cassazione per omessa assunzione di prove solo se dalla motivazione emergono lacune o illogicità manifeste riguardanti punti decisivi, tali da poter essere colmate mediante l'assunzione delle prove richieste.
Sentenza Sez. 6 n. 1400 del 22/10/2014
Chiarisce la soglia probatoria richiesta per ritenere cassabile la mancata rinnovazione dell'istruttoria: occorrono lacune o manifesti errori motivazionali, non una semplice richiesta di rivalutazione del materiale probatorio.
Massime di principio
- Se una norma che incide sul trattamento sanzionatorio è stata dichiarata incostituzionale, la sua efficacia è ex tunc e la Corte di Cassazione può rilevarne l'illegalità d'ufficio anche se non sollevata dall'imputato.
- Quando la legge non fissa in modo determinato la durata delle pene accessorie, la quantificazione spetta al giudice di merito che deve applicare i criteri dell'art. 133 c.p.; la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella determinazione numerica della durata.
- Per ottenere l'annullamento in Cassazione per mancata assunzione di prove è necessario dimostrare che nella motivazione della sentenza di merito esistono lacune o illogicità manifeste e decisive, colmabili solo con la rinnovazione dell'istruttoria; non è sufficiente richiedere una mera rivalutazione del materiale probatorio.
- Le questioni relative alla valutazione dei fatti e della prova rimangono di esclusiva competenza del giudice di merito e non sono sindacabili in Cassazione se consistono in una diversa valutazione probatoria priva di vizi logico-giuridici evidenti.
- In situazioni analoghe, se si contesta la durata delle pene accessorie alla luce di una sentenza costituzionale, è opportuno chiedere espressamente la revisione/rideterminazione della durata in appello o impugnarla in Cassazione segnalando l'effetto ex tunc della pronuncia costituzionale.
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