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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43874/2024 del 02/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Rizzan impugnava la sentenza di condanna per il reato previsto dall'art. 8 L. n. 74/2000, contestandone la responsabilità per aver emesso 97 fatture per operazioni inesistenti tramite la società Ristosmart s.r.l. (a favore di Andrea II fabbro di Gallello Andrea). Ha proposto tre censure: 1) erronea valutazione della prova e mancata prova della sua paternità delle fatture; 2) erronea valutazione dell'attendibilità del teste Gallello, che sarebbe contraddittorio e animato da astio; 3) violazione di norme processuali per il rigetto della richiesta di chiamare testi a prova contraria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure riguardassero valutazioni di merito insindacabili in sede di legittimità ove sorrette da motivazione congrua; ha confermato l'apprezzamento sull'attendibilità del teste Gallello operato dal giudice di merito; ha ritenuto infondata la doglianza sulla mancata ammissione di prove contrarie in quanto la richiesta era generica, priva di specificazioni e di indicazione dei nominativi, e il giudice a quo ha motivatamente ritenuto i testi proposti irrilevanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge n. 74/2000, art. 8

    Norma penale contestata: la Corte ha operato sulla base della ricostruzione di merito che attribuisce al ricorrente la responsabilità per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti; la controversia sulla titolarità delle fatture è stata ritenuta questione di fatto non sindacabile in cassazione.

  • Codice di procedura penale, art. 507

    Regola sull'assunzione d'ufficio di nuovi mezzi di prova: la Corte ricorda che l'assunzione di ufficio autorizza le parti a chiedere l'ammissione di prove contrarie, ma tali richieste devono essere specifiche e non manifestamente superflue o irrilevanti.

  • Codice di procedura penale, art. 495, comma 2

    Richiamato per analogia procedurale: la domanda di ammissione di prove contrarie va formulata secondo i criteri di specificità richiesti a fini di ammissibilità.

  • Codice di procedura penale, art. 190

    Criterio di ammissibilità rilevanza/non manifesta superfluità delle prove: il rigetto di prove contrarie è legittimo se la richiesta è priva di specificità o irrilevante rispetto ai fatti da provare.

Massime di principio

  • La Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione del merito dei fatti e dell'attendibilità delle prove; le censura che investono esclusivamente valutazioni di fatto sono inammissibili se la motivazione dei giudici di merito è congrua.
  • Per ottenere l'ammissione di prove a contradditorio (in particolare dopo assunzione d'ufficio di mezzi di prova) la parte deve formulare richieste specifiche, indicare i fatti che si intendono accertare e, di norma, i nominativi dei testi: richieste generiche possono essere respinte legittimamente.
  • La mancanza di un formale disconoscimento della paternità di documenti contabili e l'assenza di prove concrete sulla non riconducibilità al rappresentante legale rendono debole la censura difensiva sulla titolarità delle fatture.
  • L'attendibilità di un teste e la valutazione delle sue motivazioni (es. presunto astio) restano valutazioni di merito: una volta motivate, non sono facilmente sindacabili in Cassazione.
  • Le sanzioni processuali per ricorsi inammissibili possono comprendere condanne alle spese e somme per la Cassa delle ammende; ciò incentiva la specificità e solidità delle doglianze in cassazione.

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