Cassazione Penale, Sentenza n. 6558/2022 del 23/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la riforma della sentenza di primo grado sostenendo la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione (art. 606, comma 1, lett. e, cod. proc. pen.), lamentando il travisamento delle prove dichiarative: la Corte di appello avrebbe offerto una lettura indiziante e difforme delle testimonianze e della cronologia dei fatti senza prudente considerazione degli elementi che, in primo grado, avevano determinato l'assoluzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato, perché la sentenza di appello ha riformato l'assoluzione di primo grado basandosi su una diversa valutazione del medesimo materiale dichiarativo senza procedere a nuova escussione delle fonti, in violazione dei principi consolidati (anche ai sensi dell'art. 603 cod. proc. pen. e del relativo comma 3 bis). La sentenza impugnata è stata annullata agli effetti civili e rinviata al giudice civile competente per valore in grado d'appello; le spese saranno regolate con la decisione di merito.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. e, cod. proc. pen.
Motivo di cassazione invocato: contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata
art. 576, comma 1, cod. proc. pen.
Norma richiamata per l'impugnazione proposta dalla parte civile ai fini risarcitori in appello
art. 603, comma 3, cod. proc. pen.
Obbligo, anche d'ufficio, di nuova assunzione delle fonti dichiarative da parte del giudice d'appello quando debba riformare una sentenza assolutoria basata sulle stesse prove dichiarative
art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.
Il legislatore ha dettato un percorso imperativo nell'appello proposto dal pubblico ministero; la Corte lo estende per analogia all'impugnazione della parte civile ai soli fini civili, richiedendo cautele nel riformare assoluzioni
art. 533, comma 1, cod. proc. pen.
"al di là di ogni ragionevole dubbio"
Riferimento al canone gravoso introdotto per la valutazione della prova: la riforma di un'assoluzione necessita di 'forza persuasiva superiore' che elimini ogni ragionevole dubbio
Norma richiamata per l'effetto dell'annullamento con rinvio (competenza a decidere sulle questioni civili)
art. 541, comma 1, cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione alla regolazione delle spese della fase di legittimità, demandata alla pronuncia che definirà il giudizio nel merito
Massime di principio
- La riforma in appello di una sentenza assolutoria pronunciata in primo grado, basata sullo stesso materiale probatorio dichiarativo, è ammissibile solo se emergono argomenti dirimenti o una "forza persuasiva superiore" che eliminino ogni ragionevole dubbio; altrimenti l'appello non può condurre a condanna.
- Quando l'appello si fonda su una diversa valutazione delle testimonianze già acquisite, il giudice d'appello deve procedere a una rinnovata assunzione delle fonti dichiarative (anche d'ufficio) ai sensi dell'art. 603 c.3; in mancanza, la decisione è viziata per travisamento delle prove.
- Le garanzie connesse al criterio "al di là di ogni ragionevole dubbio" impongono che la sentenza assolutoria sia ritenuta non più razionalmente sostenibile prima di poter essere rovesciata: è richiesta una valutazione più che permissiva delle nuove argomentazioni a sostegno della colpevolezza.
- L'impugnazione promossa dalla parte civile, ai soli fini civili, è sottoposta a analoghe cautele procedurali previste per il pubblico ministero (art. 603 c.3-bis); quindi il mero diverso apprezzamento degli stessi elementi non è sufficiente per ottenere la riforma.
- Per la difesa: se l'assoluzione viene attaccata in appello, è strategico chiedere la rinnovazione dell'esame delle fonti dichiarative o sottolineare le incongruenze cronologiche e probatorie che giustificano il mantenimento dell'assoluzione.
- Per il giudice d'appello: prima di riformare un'assoluzione basata su prove dichiarative, valutare l'opportunità di escutere nuovamente testi o esperti o di acquisire elementi sopravvenuti che conferiscano la "forza persuasiva" richiesta; altrimenti si rischia l'annullamento in Cassazione.
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