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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1928/2024 del 17/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava la conferma in appello della responsabilità di Cristiano Pavani per il reato di furto aggravato dalla violenza sulle cose con quattro motivi principali: violazioni di legge e vizi di motivazione relativi alla responsabilità accertata, alla sussistenza della circostanza aggravante e all'esclusione del vincolo di continuazione tra la fattispecie in esame e un reato già oggetto di condanna irrevocabile. Con motivo nuovo ex art. 585, comma 4, cod. proc. pen., è stata poi prodotta la remissione della querela e la sua accettazione, chiedendo l'annullamento della sentenza perché il reato si sarebbe estinto.

La decisione

La Corte ha ritenuto provata la remissione della querela e la relativa accettazione risultanti dagli atti. Ne è conseguito l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato in quanto sussisteva la remissione della querela. Non si è proceduto ad una pronuncia assolutoria di merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen., perché non era possibile constatare l'insussistenza del fatto e l'estraneità dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 340 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    Richiamata per la enunciazione dei motivi elencati nel ricorso; disciplina formale sull'enunciazione dei motivi di ricorso.

  • cod. proc. pen., art. 585, comma 4

    Consente di proporre motivo nuovo in Cassazione basato su eventi sopravvenuti (qui la remissione della querela) che rendono necessario il controllo della sussistenza del reato o della sua estinzione.

  • cod. proc. pen., art. 129, comma 2

    Stabilisce che, ove non sia possibile constatare l'insussistenza del fatto o l'estraneità dell'imputato, non può pronunciarsi un'assoluzione di merito; nel caso concreto il giudice ha annullato per estinzione senza assumere l'assoluzione di merito.

  • cod. proc. pen., art. 340

    Norma richiamata per la liquidazione delle spese processuali: anche in caso di annullamento per estinzione del reato il giudice può assegnare le spese processuali, come avvenuto nel caso in esame.

Massime di principio

  • Se il reato è perseguibile a querela di parte e interviene una remissione della querela validamente accettata, il reato può estinguersi ed il giudice deve tenerne conto fino all'eventuale decisione finale.
  • La remissione della querela porta all'estinzione del reato, con annullamento della sentenza; tuttavia ciò non equivale automaticamente a un'assoluzione di merito quando non sia possibile accertare l'insussistenza del fatto (art. 129, comma 2 c.p.p.).
  • La remissione va documentata e depositata in atti: l'eventuale motivo nuovo in Cassazione ex art. 585, comma 4, è lo strumento procedurale appropriato per far valere eventi sopravvenuti.
  • L'estinzione del reato non impedisce che il giudice disponga la condanna al pagamento delle spese processuali; pertanto anche il ricorrente cui venga riconosciuta l'estinzione può essere tenuto alla liquidazione delle spese.
  • Prima di proporre impugnazioni in vicende con remissione della querela, valutare: a) se il reato è effettivamente procedibile a querela, b) tempestività e validità formale della remissione, c) effetti sull'eventuale accertamento di continuità o altre circostanze aggravanti.

Testo integrale

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