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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40318/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Milano che ha confermato la condanna in abbreviato pronunciata dal GUP di Pavia per concorso in rapina aggravata (tentativo di rapina) commessa il 16/10/2019 presso la gioielleria di Garlasco. Grassia censura la sussistenza del tentativo punibile, il suo concorso nel fatto, e profili relativi alla determinazione della pena (aumento per continuazione, bilanciamento delle attenuanti e diniego dei benefici). Inoltre Grassia deduce violazione dell'art. 495 c.p. (dichiarazione di false generalità). Mastrillo deduce la mancata applicazione dell'istituto della desistenza volontaria e la carente motivazione sul suo contributo alla realizzazione del fatto. In sostanza i ricorrenti chiedono la rideterminazione della responsabilità o l'esclusione della punibilità per desistenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno ritenuto che la Corte territoriale e il GUP fornissero una motivazione congrua e coerente, che insieme formano un unico corpo argomentativo. Le censure dei ricorrenti sono state considerate ricostruzioni alternative dei fatti basate su questioni di merito e riletture del compendio probatorio non ammissibili in sede di legittimità. Sulla base dei fatti (travestimento, fascette, guanti, ammissioni, false generalità, identificazione fotografica e intervento delle forze dell'ordine) sono stati correttamente ricostruiti gli elementi dell'idoneità e dell'univocità della condotta per configurare il tentativo di rapina; la desistenza è stata esclusa perché l'interruzione dell'azione è avvenuta per l'intervento esterno delle forze dell'ordine. La Corte ha altresì ritenuto congrua la motivazione sul trattamento sanzionatorio e sul diniego dei benefici a Grassia. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    La Corte richiama il duplice requisito dell'idoneità e dell'univocità (non equivocità) degli atti per la configurazione del tentativo; l'idoneità va valutata ex ante e in concreto (prognosi postuma) e l'univocità è caratteristica oggettiva della condotta, pur potendo desumersi anche da altri elementi probatori sul dolo.

  • art. 110 c.p.

    La Corte conferma l'applicazione del concorso di persone nel tentativo di rapina quando più soggetti concorrono con atti idonei e diretti univocamente alla realizzazione del reato.

  • art. 495 c.p.

    Rilevata come contestazione nei confronti di Grassia (false generalità), ma la censura non ha prodotto effetto annullatorio in Cassazione; la questione è stata valutata nel contesto probatorio e non ha inciso sulla configurazione del tentativo di rapina.

  • art. 23 co. 8 D.L. n.137/20

    Richiamato quanto alla trattazione del ricorso con contraddittorio scritto; la procedura di trattazione telematica e scritta è stata applicata ai fini del giudizio di legittimità.

Massime di principio

  • Per configurare il tentativo di reato occorrono sia l'idoneità oggettiva degli atti (valutata ex ante e in concreto) sia la non equivocità della condotta: atti che dimostrino in modo chiaro la direzione criminosa.
  • La desistenza volontaria richiede che l'interruzione dell'azione sia dovuta a una scelta interna non determinata da cause esterne che rendano impossibile o gravemente rischiosa la prosecuzione; se l'azione si interrompe per fattori esterni (es. intervento delle forze dell'ordine) la desistenza non opera.
  • In sede di Cassazione non è consentito un riesame libero del merito o del compendio probatorio: i motivi che si limitano a proporre una diversa lettura dei fatti o della prova sono generalmente inammissibili.
  • Le questioni relative alla determinazione della pena (applicazione di aumenti, bilanciamento delle attenuanti, concessione dei benefici) richiedono una motivazione di merito adeguata; se tale motivazione è congrua e non viziata, il sindacato di legittimità è limitato.
  • Per impugnare utilmente in Cassazione è necessario dedurre specifiche violazioni di legge o vizi motivazionali non meramente riformulabili come rivalutazione dei fatti; occorre articolare i motivi in termini giuridici e dimostrare in che modo la motivazione sia illogica, contraddittoria o manifestamente insufficiente.

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