Cassazione Penale, Sentenza n. 30021/2024 del 22/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Campobasso che, pur ritenendo integrato il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.), aveva escluso la punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. con riferimento a violazioni protrattesi per circa dieci mesi. Il Procuratore Generale ha dedotto la violazione di legge sostenendo che il reato in esame è compatibile con una struttura di condotte reiterate/abitudinarie e che, pertanto, la causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis non può trovare applicazione; in ogni caso ha contestato che l'offesa possa ritenersi tenue in rapporto alla durata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, affermando che l'art. 131-bis c.p. esclude l'applicazione della causa di non punibilità ai reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, reiterate o abituali. Ha quindi annullato la sentenza impugnata e rinviato per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Salerno, ordinando che si osservi il principio di diritto secondo cui la particolare tenuità non è applicabile ai comportamenti abituali o seriali. La Corte ha richiamato la giurisprudenza (Sezioni Unite Tushaj e successivi orientamenti) e la distinzione con il reato continuato e il reato permanente, sottolineando che la durata della reiterazione non rende applicabile il 131-bis.
Norme richiamate
«nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel minimo a due anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale»
La Corte interpreta la norma nella parte in cui richiede la non abitualità del comportamento come ostativa all'applicazione della causa di non punibilità: i reati caratterizzati da condotte plurime, reiterate o abituali sono esclusi dall'ambito applicativo dell'art. 131-bis.
art. 133, primo comma cod. pen.
Richiamato come criterio di valutazione dell'entità del danno o del pericolo e delle modalità della condotta nella determinazione della tenuità, ma non può prevalere sull'esclusione normativa prevista dall'art. 131-bis per i comportamenti abituali.
art. 348 cod. pen. (esercizio abusivo di una professione)
Reato contestato alla resistente; può presentare natura eventualmente reiterata/abitudinale quando l'attività illecita si protrae nel tempo o si realizza in più episodi, collocandosi fuori dal campo di applicazione del 131-bis se assumibile come condotte plurime e reiterate.
Giurisprudenza: Sezioni Unite, sent. Tushaj n. 13681/2016
Ha delimitato le ipotesi tassative di comportamento abituale ostative all'applicazione dell'art. 131-bis e affermato che il legislatore non ha lasciato spazio a definizioni ulteriori di abitualità; i 'comportamenti seriali' sono esclusi dall'istituto.
Cassazione, Sezioni Unite, sent. Ubaldi n. 18891/2022
Ha precisato i criteri per qualificare una condotta come abituale nel contesto della causa di non punibilità: essere dichiarato delinquente abituale/professionale/per tendenza; o la commissione di più reati della stessa indole; o reati che abbiano oggetto condotte plurime, abituali o reiterate.
Cassazione, Sez. 3, sent. Derossi n. 47039/2015
Distinzione richiamata tra reato permanente (caratterizzato da condotta persistente e rilevanza della durata) e reati a condotte reiterate, per i quali la durata della reiterazione non giustifica l'applicazione del 131-bis.
Massime di principio
- L'art. 131-bis c.p. (esclusione della punibilità per particolare tenuità) non è applicabile ai reati che consistere in condotte plurime, reiterate o abituali: tale esclusione è di carattere strutturale e non può essere neutralizzata da valutazioni in concreto sulla lieve entità dell'offesa.
- Per distinguere i casi in cui il 131-bis può essere valutato occorre verificare se l'infrazione derivi da una pluralità di atti reiterati (esclusione) o da un unico episodio/condotta non abituale (potenziale applicabilità).
- La valutazione della durata è rilevante per il reato permanente (dove il tempo incide sull'intensità dell'offesa) ma non giustifica l'applicazione del 131-bis in presenza di condotte reiterate/seriali.
- Nel reato continuato la causa di non punibilità può essere valutata in concreto; tuttavia la mera pluralità di fatti unificati dalla continuazione non è automaticamente ostativa: va valutato se sussistono le condizioni tassative dell'abitualità indicate dalla giurisprudenza.
- Difesa: se si intende ottenere l'applicazione del 131-bis, è strategico dimostrare l'assenza di reiterazione/abitudine (episodio isolato, mancanza di ripetizione volontaria). Accertare e documentare che la condotta non sia stata seriale è cruciale.
- Accusa/Parte pubblica: per opporsi al 131-bis è utile provare la pluralità degli episodi, la reiterazione o la natura abituale della condotta, anche attraverso elementi probatori che mostrino continuità o ripetizione del comportamento illecito.
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