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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10336/2025 del 14/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Pescara che, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha corretto la sentenza n. 418/2019 indicando la data di nascita esatta ("17.08.1965") e disponendo la cancellazione della frase "Pena sospesa e non menzione". Il ricorrente deduce un unico motivo per violazione di legge (artt. 130 e 619 c.p.p.), sostenendo che il giudice avrebbe illegittimamente cancellato la frase dalla motivazione senza modificare il dispositivo letto in udienza, e che la divergenza tra dispositivo e motivazione avrebbe dovuto essere eccepita in fase di cognizione e non sanata mediante la procedura di correzione di errore materiale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato che, dagli atti, la difformità non era tra dispositivo e motivazione ma tra il dispositivo effettivamente letto in udienza (silente sui benefici) e il dispositivo trascritto in calce alla motivazione (che invece riportava il riferimento ai benefici). Il Tribunale di Pescara ha correttamente esercitato il potere di correzione dell'errore materiale ai sensi dell'art. 130 c.p.p. per la rettifica della data di nascita e per sanare l'errore di trascrizione. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui il dispositivo letto in udienza prevale e che la difformità tra dispositivo letto e scritto è sanabile con la correzione dell'errore materiale; ha infine condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Norma che consente la correzione di errori materiali nella sentenza. La Corte ha ritenuto correttamente applicata la disposizione per rettificare la data di nascita e per sanare errori di trascrizione del dispositivo.

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come base di censura; la Corte non ha fondato la decisione su tale articolo, ritenendo invece che la questione fosse risolvibile come errore materiale ai sensi dell'art. 130 c.p.p.

Massime di principio

  • Il dispositivo letto in udienza prevale sul testo trascritto in calce alla motivazione: in caso di discrepanza, il dispositivo di udienza è quello rilevante.
  • Gli errori di trascrizione o gli abbagli formali (es. data di nascita, refusi nel dispositivo trascritto) sono correggibili con la procedura di correzione di errore materiale (art. 130 c.p.p.), anche in sede esecutiva.
  • La difformità tra dispositivo e motivazione può determinare nullità solo se manca totalmente il dispositivo; diversamente, la discrepanza è spesso sanabile, ma il rimedio dipende dalla natura della divergenza.
  • Se il contrasto è tra dispositivo e motivazione e non è stato dedotto nella fase di cognizione, la possibilità di ottenere la correzione in sede esecutiva può essere preclusa: quindi le censure devono essere sollevate tempestivamente in grado di cognizione.
  • In situazioni simili il difensore dovrebbe contestare immediatamente in udienza qualsiasi divergenza tra quanto pronunciato e quanto trascritto e, in caso di errore materiale manifesto, richiedere la correzione ai sensi dell'art. 130 c.p.p.; in caso di questioni di diritto o di discrepanze sostanziali tra motivazione e dispositivo, valutare impugnazioni nelle sedi appropriate.

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