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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05581/2025 del 11/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Torino del 27/02/2024, deducendo: 1) la mancata riqualificazione dei fatti nell'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990; 2) la contestazione della qualificazione del reato come consumato, sostenendo che non vi fosse consumazione dell'importazione; 3) censure sul trattamento sanzionatorio e sulla recidiva. La Corte rileva che la sentenza impugnata aveva motivato in modo adeguato sia sull'esclusione del fatto lieve, valorizzando la rete di rapporti illeciti, i contatti con clienti e fornitori e l'inserimento in un mercato illecito di spaccio più grave, sia sulla consumazione del delitto di importazione, poiché la sostanza era stata rinvenuta in un pacco destinato all'imputato, intercettato in un centro di smistamento in Italia. Le ulteriori doglianze su pena e recidiva sono giudicate reiterative di questioni già esaminate e disattese dal giudice di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza sulla lieve entità ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, perché la Corte territoriale aveva correttamente escluso la minima offensività della condotta sulla base dei parametri normativi e del contesto illecito di spaccio. Ha inoltre confermato la qualificazione del fatto come consumato, richiamando il principio secondo cui l'importazione di stupefacenti si consuma solo quando l'importatore assuma la gestione dell'attività diretta all'effettivo trasferimento della sostanza nel territorio nazionale. Le censure sul trattamento sanzionatorio e sulla recidiva sono state considerate già adeguatamente vagliate e disattese nel merito. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    «ipotesi ... ravvisabile nei casi di minima offensività penale della condotta, deducibile sia dal dato qualitativo e quantitativo dello stupefacente, sia dagli altri parametri richiamati dalla norma e segnatamente dai mezzi, dalle modalità e dalle circostanze dell'azione»

    La fattispecie di lieve entità richiede una valutazione complessiva della minima offensività della condotta, fondata non solo sulla quantità e qualità della sostanza, ma anche su mezzi, modalità e circostanze dell'azione.

  • d.P.R. n. 309/1990

    È richiamato come fonte normativa della disciplina in materia di stupefacenti e della contestazione relativa all'art. 73.

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 non può fondarsi sul solo dato quantitativo dello stupefacente, ma richiede una valutazione complessiva della concreta offensività della condotta, inclusi i mezzi, le modalità e le circostanze dell'azione.
  • L'ipotesi di lieve entità è esclusa quando emergano elementi sintomatici di un'attività di spaccio inserita in una rete stabile di rapporti illeciti con clienti e fornitori, tali da rivelare un contesto di mercato illegale non occasionale e non minimale.
  • Il delitto di importazione di sostanze stupefacenti si consuma soltanto quando l'agente assuma la gestione dell'attività volta all'effettivo trasferimento della droga nel territorio nazionale; la mera conclusione dell'accordo tra acquirente e venditore non è sufficiente a integrare la consumazione.
  • Le doglianze sul trattamento sanzionatorio e sulla recidiva sono inammissibili in cassazione quando si limitino a riproporre questioni già esaminate e motivate in modo adeguato dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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