Cassazione Penale, Sentenza n. 47351/2022 del 14/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Gli istanti chiedevano la revoca ex tunc della confisca patrimoniale disposta con decreto del Tribunale di Reggio Calabria (28/5/2013, divenuto definitivo 28/2/2018), deducendo che la misura poggiava prevalentemente sull'appartenenza del proposto alla categoria di cui all'art. 1, comma 1, lett. a) del d.lgs. 159/2011 (dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale n.24/2019). Sostenevano dunque che, alla luce dell'illegittimità di quella disposizione e della successiva interpretazione costituzionale, la confisca non poteva più reggere e che i beni erano stati acquisiti in epoca anteriore alla pericolosità qualificata invocata. La difesa richiamava anche le pronunce CEDU e la necessità che, se la misura fosse fondata su più profili di pericolosità, si verificasse se la fattispecie residua fosse autonoma e sufficiente a giustificare la confisca.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi infondati e ha confermato la legittimità della confisca. Ha ritenuto che il decreto di confisca fosse sorretto non solo dall'originaria categoria censurata (lett. a), ma soprattutto dalla pericolosità generica e qualificata (art. 1 lett. b) e art. 4 lett. b) d.lgs. 159/2011), comprovata da elementi concreti: evasione fiscale sistematica, falsi in bilancio, ingenti movimenti patrimoniali e rapporti con esponenti della 'ndrangheta (versamenti al capocosca). La Corte ha inoltre affermato che la sentenza della Corte Costituzionale n.24/2019 e le interpretazioni adeguatrici non incidono sul giudicato formato da provvedimenti di confisca già definitivi. Conseguentemente i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
D.Lgs. 159/2011 (Codice antimafia), art. 1, comma 1, lett. a)
La Corte Costituzionale n.24/2019 ha dichiarato l'illegittimità di questa previsione; tuttavia la sentenza interpretativa non ha efficacia demolitoria sul giudicato definitivo relativo a misure di prevenzione già divenute definitive
D.Lgs. 159/2011 (Codice antimafia), art. 1, comma 1, lett. b)
Considerata dalla Corte come riferimento per la pericolosità generica: include i soggetti che vivono abitualmente, anche in parte, dei proventi di attività delittuose (es. evasione fiscale sistematica, fatture inesistenti, falsi in bilancio) e può sorreggere misure di prevenzione quando sia provato il nesso tra proventi illeciti e tenore di vita/accumulazioni patrimoniali
D.Lgs. 159/2011, art. 4, comma 1, lett. b)
Riferimento alla pericolosità qualificata: la Corte ha ritenuto provata la contiguità e i versamenti al capo mafia come elementi idonei a fondare anche questa forma di pericolosità, che integra autonomia rispetto alla lett. a)
D.Lgs. 159/2011, artt. 24 e 28
Art.28 invocato in tema di motivazione e distinzione tra differenti forme di pericolosità; la Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento sufficientemente fondata sui fatti e coerente con la giurisprudenza consolidata
Sentenza Corte Costituzionale n.24/2019
Dichiarata l'illegittimità dell'art.1, comma1, lett. a) del d.lgs. 159/2011; però la sua portata interpretativa non è idonea a rimettere in discussione provvedimenti di confisca definitivamente pronunciati, secondo l'indirizzo delle Sezioni Unite
Sezioni Unite, sentenza "Fiorentino" (Sez. U., n.3513/2021)
Stabilisce che quando la misura di prevenzione poggia su più fattispecie di pericolosità occorre verificare se la fattispecie residua sia autonoma e sufficiente; inoltre chiarisce che la sentenza interpretativa della Corte Costituzionale non può demolire giudicati definitivi
Corte di Cassazione, sent. n.37024/2018 (28/2/2018)
Precedente che ha già esaminato la vicenda e ritenuto che la confisca fosse giustificata sia dalla pericolosità generica che da quella qualificata e che sussistesse la contiguità temporale tra condotte illecite e acquisizioni patrimoniali
Giurisprudenza CEDU (De Tommaso, Contrada) e Cassazione (Sez. 6, n.29551/2020 Terenzio)
Richiamate per i principi interpretativi sulla prevedibilità e conoscibilità del contenuto della norma e per i limiti dell'efficacia delle sentenze costituzionali interpretative rispetto ai giudicati definitivi
Massime di principio
- La declaratoria di incostituzionalità o le sentenze interpretative non cancellano automaticamente provvedimenti di confisca definitivi: per ottenere revoca occorre dimostrare che il provvedimento definitivo poggiasse esclusivamente sulla disposizione ora invalida
- Se una misura di prevenzione è stata adottata su più basi normative, il giudice valuta se la fattispecie residua sia autonoma e sufficiente a reggere la misura; se lo è, la confisca rimane valida
- Per giustificare una confisca patrimoniale è cruciale dimostrare il nesso temporale e materiale tra le condotte illecite (es. evasione, falsi in bilancio) e l'acquisto/accumulazione dei beni oggetto di confisca
- Chi impugna deve produrre prove specifiche e non può limitarsi a un generico richiamo a mutamenti interpretativi: la prova che l'applicazione della norma sia stata sull'interpretazione poi smentita è determinante
- In casi analoghi è utile documentare in modo puntuale: a) le date di acquisto dei beni; b) la fonte lecita delle risorse usate; c) l'assenza di nesso con utilità illecite; solo così si può sperare di scalfire una confisca fondata anche su pericolosità generica o qualificata
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