Cassazione Civile, Sentenza n. 4896/2025 del 25/02/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La Galileo SSA ha chiesto l'accertamento della nullità di tre convenzioni notarili di servitù di distanza stipulate con Colmagro (1995, 2003, 2008), sostenendo che tali convenzioni derogassero a norme locali inderogabili (distanze per stalle, concimaie e annessi stabilite dal PRG e da normativa regionale) poste a tutela di interessi pubblici (salubrità/igiene/ambiente), e ha chiesto la demolizione o l'arretramento di fabbricati e il risarcimento dei danni. Colmagro ha difeso la validità delle convenzioni, ha invocato la recinzione del 1987 come confine, ha sostenuto la legittimità dei titoli edilizi e la contemplazione delle concimaie nelle planimetrie allegate alle convenzioni, e ha chiesto la condanna per lite temeraria.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondati i primi motivi di ricorso della Galileo, concludendo che la Corte d'appello ha motivato in modo apparente e ha errato nel ritenere derogabili con convenzioni private le distanze imposte da norme locali e dai regolamenti attinenti a stalle, concimaie e analoghi (ricondotte alla disciplina dell'art. 890 c.c. e delle norme locali), attività dirette a tutelare interessi pubblici. Di conseguenza la Cassazione ha annullato in parte la sentenza impugnata e disposto il rinvio al giudice di merito perché: 1) determini le distanze effettivamente applicabili ai singoli fabbricati tenendo conto dell'epoca di costruzione, della tipologia e del numero di capi dell'allevamento (e quindi applichi la disciplina corretta per le concimaie, non quella degli annessi rustici, valutando l'eventuale distanza maggiore prevista per allevamenti oltre certe soglie); 2) verifichi il confine sulla base degli accertamenti probatori e applichi le distanze in rapporto al confine così accertato; 3) riesamini le domande di demolizione/arretramento e di risarcimento danni alla luce dell'inderogabilità delle prescrizioni locali. Ha inoltre rilevato l'errore di applicazione della disciplina relativa alla concimaia F (va applicata la disciplina per concimaie in rapporto al numero dei capi). Sulle spese e sulla domanda ex art.96 c.p.c. ha disposto che il giudice di rinvio provveda in conformità degli esiti istruttori.
Norme richiamate
Regola le distanze per stalle e simili in relazione ai regolamenti comunali; tutela interessi pubblici (salubrità, sicurezza, igiene) e le distanze previste da regolamenti o piani locali sono inderogabili dalle parti.
Riguarda distanze per fosse di latrina o di concime; disciplina riferita a specifiche opere e diversa da quella contemplata per stalle/annessi; normalmente derogabile tramite accordi private (servitù) quando attiene a interessi privatistici.
Distanze tra costruzioni a tutela della salubrità; riguarda interessi privatistici e può essere derogato mediante servitù di distanza stipulata per iscritto.
Richiede adeguata motivazione della decisione; la Cassazione ha rilevato motivazione apparente e contraddittoria nell'impugnata sentenza.
Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha valutato e accolto i motivi relativi a violazione di norme e carenza di motivazione.
art. 40 norme tecniche di attuazione del PRG del Comune di Vazzola
Contiene distanze minime per annessi rustici e concimaie nel regolamento locale; le prescrizioni che tutelano la salubrità/ambiente sono da considerarsi regolamentari e non derogabili dalle parti.
art. 44 L.R. Veneto n.11/2004
Disciplina regionale sugli allevamenti intensivi (distanze/criteri); la sua applicabilità va valutata rispetto all'epoca di costruzione e alla specificità (numero e tipologia dei capi); può stabilire distanze tassative rilevanti ai fini della inderogabilità.
D.G.R.V. 15.5.2012 n. 856 (atti di indirizzo, lettera d))
Atto di indirizzo regionale che specifica distanze e criteri per allevamenti intensivi; la Corte ha richiamato la necessità di valutare la sua applicabilità temporale e di merito (non automaticamente retroattiva salvo che più favorevole).
Sanzione per lite temeraria (condanna al risarcimento spese); la Cassazione ha rilevato che la revoca della condanna di primo grado era giustificata in mancanza dell'elemento soggettivo (dolo o colpa grave), ma ha lasciato al giudice di rinvio ogni valutazione conseguente.
Massime di principio
- Le prescrizioni dei piani regolatori e dei regolamenti edilizi locali che impongono distanze minime per stalle, concimaie e analoghi tutelano interessi pubblici (salubrità, igiene, ambiente) e non possono essere derogate da accordi tra privati (servitù di distanza).
- Le servitù di distanza e le deroghe private possono essere efficaci per derogare norme codicistiche volte a interessi privatistici (es. distanze tra costruzioni ai sensi dell'art. 873 c.c.), ma non per eludere norme regolamentari/pianificatorie che perseguono l'interesse generale.
- Per valutare quale normativa sia applicabile a costruzioni già esistenti occorre considerare l'epoca di costruzione e il principio dei "diritti acquisiti": norme sopravvenute si applicano solo se più favorevoli o nel rispetto dei diritti già formati.
- Nelle controversie su allevamenti intensivi è determinante la qualificazione tipologica degli edifici (stalla, concimaia, annesso rustico) e il numero dei capi: la distanza applicabile può variare sensibilmente in relazione a questi elementi e deve essere specificamente accertata dal giudice di merito.
- La mera esistenza di convenzioni notarili trascritte non rende automaticamente valide deroghe alle distanze se le norme violate tutelano interessi pubblici inderogabili; il giudice deve valutare la natura dell'interesse tutelato dalla norma prima di ammettere la deroga.
- Le doglianze sulla motivazione dei giudici di merito possono essere accolte in cassazione se la decisione risulta contraddittoria o priva di adeguata valutazione degli aspetti chiave (epoca di costruzione, confine effettivo, tipologia dei fabbricati, numero dei capi).
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