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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35427/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma, in giudizio abbreviato, della condanna per ricettazione in concorso di numerosi beni (gioielli, orologi e altro). Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione perché la condanna si sarebbe basata soltanto sulla sua presenza al momento dell'irruzione dei carabinieri, senza prova della sua consapevolezza sul possesso dei beni (sostiene che i beni erano ubicati in parti non accessibili, che l'immobile era abitato da nove persone e che egli era solo un ospite). Contesta inoltre il mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 648, comma secondo, cod. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato: la Corte di appello aveva giudicato non plausibili le giustificazioni fornite dal ricorrente circa la sua presenza nell'abitazione e, coerentemente con la giurisprudenza, la mancanza di una plausibile giustificazione integra la consapevolezza della provenienza illecita dei beni. La Corte ha considerato inoltre rilevante la fuga precipitosa del ricorrente all'arrivo dei carabinieri come indice di consapevolezza. Quanto alla particolare tenuità, è stata negata alla luce del numero e del valore dei beni ritrovati (tra cui un orologio Rolex). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen. (ricettazione), comma secondo

    L'articolo è richiamato dal ricorrente in relazione alla possibile circostanza attenuante; la Corte ha negato la particolare tenuità del fatto in considerazione del numero e del valore dei beni rinvenuti, valutazione ritenuta non sindacabile in sede di legittimità.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 2, n. 52271 del 10/11/2016, Agyemang; Sez. 1, n. 13599 del 13/03/2012, Ponnella)

    Principio secondo cui la mancanza di una plausibile giustificazione circa la presenza o il possesso integra il dolo della ricettazione, permettendo di ritenere provata la consapevolezza della provenienza delittuosa dei beni.

Massime di principio

  • La semplice presenza in un luogo dove sono rinvenuti beni provento di furto può essere valutata dalla corte come indice di responsabilità quando il soggetto non fornisce una giustificazione plausibile e specifica della sua presenza e dei suoi rapporti con i coabitanti.
  • La fuga o comportamento colpevole all'arrivo delle forze dell'ordine costituisce un elemento probabilmente aggravante e probatorio della consapevolezza dell'illiceità dei beni.
  • La particolare tenuità del fatto difficilmente è riconosciuta quando sono coinvolti numerosi beni o beni di rilevante valore: in tali casi la valutazione del merito non è sindacabile in Cassazione salvo vizio motivazionale.
  • In situazioni simili la difesa deve documentare e specificare circostanze concrete (accessibilità degli oggetti, ruolo effettivo della persona nell'immobile, rapporti con gli altri occupanti, prova di non possesso) per contrastare l'assunzione di consapevolezza derivante dalla mera presenza.
  • Nei ricorsi in Cassazione è necessario confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata; argomentazioni generiche o non specificamente riferite ai rilievi motivazionali della sentenza rendono il ricorso inadmissibile o destinato al rigetto.

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