Cassazione Penale, Sentenza n. 31538/2023 del 20/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in due motivi: 1) censura sulla rilevanza penale dell'utilizzo della carta bancomat sottratta, con la tesi che l'inserimento nel bancomat senza la conoscenza del PIN sarebbe condotta inoffensiva (richiamo all'art. 493 c.p. e alla disciplina delle carte di pagamento); 2) vizio di motivazione e di apparenza della motivazione in relazione all'aggravante della "destrezza" (art. 625 n.4 c.p.), sostenendo che l'agente si era limitato ad approfittare di un momento di distrazione della persona offesa e non aveva posto in essere particolari abilità o astuzie idonee a integrare la destrezza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla ritenuta aggravante della destrezza, ritenendola non dimostrata dalla motivazione della Corte territoriale, e ha annullato la sentenza impugnata solo rispetto a tale aggravante con rinvio alla Corte d'appello di Perugia per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio. Ha invece dichiarato inammissibile il ricorso nel resto, confermando la rilevanza penale dell'utilizzo della carta di pagamento anche se effettuato senza conoscenza del PIN mediante digitazioni casuali.
Norme richiamate
art. 625 n. 4 c.p. (circostanza aggravante della destrezza)
La Corte ha ritenuto che l'aggravante della destrezza richieda una condotta con particolari abilità, astuzia o avvedutezza che surrettiziamente eluda la sorveglianza del detentore; il mero approfittare di un momentaneo allontanamento/distrazione non è sufficiente.
art. 493 c.p. (richiamato nel ricorso)
Richiamato dalla difesa come riferimento alla fattispecie di indebita utilizzazione di mezzi di pagamento; la Corte ha però confermato l'orientamento secondo cui l'utilizzo indebito si consuma anche senza effettivo conseguimento di denaro o danno per il titolare.
La Corte ha indicato continuità normativa tra la precedente norma (art. 55, comma 9) e l'art. 493 ter c.p.: non c'è abolitio criminis e la condotta di utilizzo indebito della carta è offesa anche se il reo non conosce il PIN e procede con digitazioni casuali.
Massime di principio
- L'indebita utilizzazione di carte di pagamento è integrata anche quando l'autore non conosce il PIN e prova digitazioni casuali: l'offesa si consuma indipendentemente dall'effettivo profitto o danno per il titolare.
- L'aggravante della "destrezza" (art. 625 n.4 c.p.) richiede condotte attive, abili o astute, che creino o sfruttino opportunità provocate dall'agente stesso; il semplice approfittare di un momentaneo allontanamento o distrazione della vittima non basta.
- Se la Corte di legittimità annulla solo una specifica circostanza aggravante, il procedimento viene rimesso al giudice di merito per la rideterminazione della pena in conformità a quanto deciso.
- Nei ricorsi per cassazione è essenziale svolgere una critica specifica e motivata alle argomentazioni della sentenza impugnata; motivazioni generiche o non affrontanti i punti decisivi possono determinare l'inammissibilità di parti del ricorso.
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