Cassazione Penale, Sentenza n. 46897/2022 del 12/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza per territorio relativo al procedimento a carico di Raffaele Drago per ricettazione di un assegno. Il Tribunale di Locri, con ordinanza del 3/02/2022, ha declinato la competenza applicando il criterio suppletivo dell'art. 9, comma 2, c.p.p., poiché non risultava dagli atti il luogo in cui l'imputato aveva ricevuto l'assegno. Il Tribunale di Catanzaro aveva invece precedentemente emesso sentenza di incompetenza per territorio ritenendo che la negoziazione dell'assegno presso l'ufficio postale di Gioiosa Ionica (competenza di Locri) integrasse la consumazione del reato. La Corte è stata chiamata a dirimere il contrasto interpretativo.
La decisione
La Corte ha dichiarato la competenza per territorio del Tribunale di Catanzaro e ha ordinato la trasmissione degli atti a detta autorità. Nel motivo della decisione la Corte ha richiamato l'orientamento consolidato secondo cui il reato di ricettazione è di natura istantanea e si consuma nel momento in cui l'agente ottiene il possesso della cosa di provenienza illecita; le condotte successive alla ricezione non sono elementi costitutivi del reato. Poiché negli atti non risulta il luogo in cui l'imputato ha ricevuto l'assegno, non può farsi luogo alla competenza territoriale in base al luogo in cui è stato accertato il reato (tentativo di negoziazione all'ufficio postale). In mancanza del luogo di consumazione, si applica il criterio suppletivo di cui all'art. 9, comma 2, c.p.p., con riferimento al luogo di residenza dell'imputato (Catanzaro), che rientra nella competenza del Tribunale di Catanzaro.
Norme richiamate
art. 9, comma 2, cod. proc. pen.
Criterio suppletivo per l'individuazione della competenza territoriale: se non è noto il luogo di consumazione del reato, si applica il luogo di residenza dell'imputato per determinare la competenza.
art. 32, comma 2, cod. proc. pen.
Prevede le comunicazioni e gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione sul conflitto di competenza; la Corte ne ha disposto l'osservanza per la trasmissione degli atti.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 2, n. 23768/2021; n. 29561/2020; Sez. 1, n. 857/1994)
Riferimenti giurisprudenziali citati nella sentenza
Confermano che la ricettazione è reato istantaneo che si consuma al momento dell'acquisizione del possesso della cosa; ribadiscono l'uso del criterio di cui all'art. 9, comma 2, c.p.p. quando il luogo di ricezione non risulti dagli atti.
Massime di principio
- Per la ricettazione il fatto si consuma al momento della ricezione/possesso della cosa: il luogo decisivo per la competenza è quindi il luogo in cui è avvenuta la ricezione.
- Se il luogo di ricezione non risulta dagli atti o dall'imputazione, si applica il criterio suppletivo dell'art. 9, comma 2, c.p.p., normalmente individuando la competenza nel luogo di residenza dell'imputato.
- Il luogo in cui viene successivamente tentata la negoziazione o si verifica l'accertamento (es. ufficio postale dove si tenta l'incasso) non è rilevante per la consumazione del reato di ricettazione se non costituisce il momento della ricezione.
- In fase investigativa e di imputazione è cruciale raccogliere e documentare elementi che individuino il luogo di ricezione della cosa (testimonianze, registrazioni, documenti), perché questi determinano la competenza territoriale.
- Nei conflitti di competenza la giurisprudenza tende a seguire l'interpretazione che valorizza la natura istantanea del reato e a ricorrere ai criteri suppletivi previsti dal codice quando mancano dati certi sul luogo di consumazione.
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