Cassazione Penale, Sentenza n. 23290/2022 del 15/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 25/10/2021 del giudice dell'esecuzione che aveva respinto la richiesta di applicazione in sede esecutiva della disciplina della continuazione ex art.671 c.p.p. rispetto a più sentenze (due italiane e una straniera). Il ricorrente eccepiva l'incompetenza del G.i.p. del Tribunale di Milano, sostenendo che il giudice dell'esecuzione competente fosse la Corte di appello di Milano poiché la sentenza di secondo grado del 22/01/2020 aveva sostanzialmente riformato la sentenza di primo grado del 28/05/2019 (tra l'altro proscioglimento per un fatto ai sensi dell'art.649 c.p.p.). In subordine il ricorrente insisteva che i reati fossero commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso, quindi applicabile la continuazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo assorbente e fondato: ha escluso la competenza del G.i.p. del Tribunale di Milano perché la sentenza della Corte d'appello del 22/01/2020 ha effettuato una riforma sostanziale della pronuncia di primo grado (proscioglimento per fatto già giudicato ai sensi dell'art.649 c.p.p.), con conseguente individuazione della competenza del giudice dell'esecuzione nella Corte d'appello di Milano ai sensi dell'art.665 c.p.p. L'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'appello di Milano per il prosieguo. Le questioni di merito (esclusione della continuazione con riferimento alle sentenze straniere e valutazione del medesimo disegno criminoso) restano demandate al giudice competente.
Norme richiamate
Norma che disciplina la continuazione in sede esecutiva; nel caso era la norma invocata dal ricorrente per ottenere il cumulo/esecuzione coordinata delle pene risultanti da più sentenze
art.665, comma 2, cod. proc. pen.
Stabilisce il criterio per l'individuazione del giudice dell'esecuzione in base al contenuto della decisione di impugnazione: se la sentenza di secondo grado conferma o riforma limitatamente alla pena la pronuncia di primo grado la competenza resta al primo grado; se la sentenza di secondo grado rielabora sostanzialmente la pronuncia di primo grado, la competenza appartiene al giudice di appello. La Corte ha applicato questo principio per trasferire la competenza alla Corte d'appello di Milano
Norma che disciplina il proscioglimento per il principio del ne bis in idem (fatto già giudicato); la Corte d'appello aveva prosciolto il ricorrente per un fatto ai sensi di questa norma e ciò è stato ritenuto elemento di riforma sostanziale della pronuncia di primo grado
Massime di principio
- La competenza del giudice dell'esecuzione si determina in base al contenuto della sentenza di impugnazione: se la sentenza di secondo grado rielabora sostanzialmente la decisione di primo grado (anche mediante proscioglimento su determinati fatti) la competenza spetta al giudice di appello.
- Una riforma 'sostanziale' della pronuncia di primo grado può consistere in un proscioglimento per ne bis in idem o in modifiche rilevanti del giudizio sulle circostanze o sulla qualificazione dei fatti; ciò sposta la competenza per la fase esecutiva al grado d'appello che ha operato la riforma.
- Se il giudice dell'esecuzione dichiara la propria competenza ma la Cassazione accerta che tale competenza era errata, l'ordinanza può essere annullata senza rinvio e gli atti trasmessi al giudice competente per il prosieguo.
- Le questioni riguardanti l'applicabilità della continuazione, in particolare con riferimento a condanne straniere, sono questioni di merito che vanno esaminate dal giudice dell'esecuzione competente dopo la corretta determinazione della competenza.
- Per chi impugna è utile sollevare tempestivamente l'eccezione di incompetenza del giudice dell'esecuzione quando si ritiene che una sentenza di grado d'appello abbia riformato sostanzialmente il primo grado; la Cassazione valuta la sostanzialità della riforma alla luce del contenuto della sentenza di appello.
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