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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33586/2026 del 15/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

L'imputato era stato ritenuto responsabile del delitto di furto aggravato in concorso dal Tribunale di Torre Annunziata, con decisione confermata dalla Corte d'appello di Napoli. Ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo violazione dell'art. 99 c.p. e vizio di motivazione in relazione al riconoscimento della recidiva. Il ricorrente ha sostenuto che, nonostante lo specifico motivo di appello, la Corte territoriale avesse confermato la recidiva senza spiegare se e in quale misura la precedente condanna, relativa a fatti non omogenei e temporalmente distanti, avesse inciso sulla condotta oggetto del giudizio. La Corte di cassazione ha rilevato che la Corte d'appello si era limitata a richiamare la non commendevole biografia criminale dell'imputato e una precedente condanna per detenzione e vendita di sostanze stupefacenti, traendone genericamente una maggiore riprovevolezza e pericolosità, senza verificare concretamente il rapporto tra il precedente e il reato giudicato.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, limitatamente alla recidiva. Ha affermato che il riconoscimento della recidiva richiede una motivazione concreta sulla natura dei reati, sulla loro offensività, sulla successione temporale, sulla genesi della ricaduta e sugli ulteriori parametri rilevanti della personalità e della colpevolezza, non essendo sufficiente il mero riferimento all'esistenza di precedenti penali. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente alla recidiva, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per colmare la lacuna motivazionale.

Norme richiamate

  • art. 99 c.p.

    Il riconoscimento della recidiva richiede un accertamento concreto della sua effettiva rilevanza sintomatica rispetto alla condotta e alla pericolosità dell'autore, non potendo fondarsi sul solo dato formale dei precedenti penali.

  • art. 133 c.p.

    I criteri di valutazione della gravità del reato e della personalità del reo devono essere utilizzati per verificare concretamente il rapporto tra il fatto oggetto del giudizio e le precedenti condanne.

Massime di principio

  • La recidiva non può essere riconosciuta sulla base del solo riscontro formale di precedenti penali o di un generico richiamo alla biografia criminale dell'imputato.
  • Per motivare il riconoscimento della recidiva, il giudice deve verificare in concreto se la reiterazione dell'illecito costituisca sintomo di maggiore riprovevolezza e di perdurante pericolosità, valutando la natura dei reati, la loro offensività, la successione temporale, la genesi della ricaduta e ogni parametro significativo della personalità e del grado di colpevolezza.
  • Quando l'imputato contesta specificamente in appello il riconoscimento della recidiva, il giudice del gravame deve rispondere puntualmente alla censura e spiegare se e in quale misura i precedenti abbiano influito sulla commissione del reato oggetto del giudizio.
  • La motivazione generica sulla recidiva determina l'annullamento della sentenza limitatamente a tale punto, con rinvio al giudice di merito per una nuova valutazione motivata.

Come è indicizzato

MaterieRecidivaImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiRecidiva

Testo integrale

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