Cassazione Penale, Sentenza n. 34398/2024 del 12/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Milano del 18/10/2023 che, confermando in parte la sentenza di primo grado, aveva condannato De Leonardis a 1 anno e 9 mesi e Occhinegro a 1 anno e 2 mesi per reati di frode fiscale (capo 1 e 2), con sospensione condizionale delle pene e confisca del profitto. De Leonardis ha dedotto carenza di dolo e mancata prova della sua consapevolezza, sostenendo di essere un mero prestanome senza gestione effettiva. Occhinegro ha censurato la valutazione delle prove e il travisamento probatorio riguardo all'inesistenza delle operazioni fatturate (fatture ritenute fittizie) e ha contestato la qualificazione della sua veste di amministratore di fatto. Il Procuratore Generale ha chiesto l'inammissibilità dei ricorsi sostenendo che la Corte territoriale ha adeguatamente motivato le conclusioni sulla consapevolezza di De Leonardis e sull'inesistenza delle operazioni illustrate tramite plurime risultanze (accertamenti Guardia di Finanza, verifica fiscale, modalità delle operazioni, sproporzione degli importi, mancanza di riscontri documentali e materiali).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili per genericità e aspecificità, rilevando che le doglianze non hanno posto in rilievo elementi nuovi né confutano puntualmente la motivazione della Corte d'appello. Quanto a De Leonardis, la Cassazione ha ritenuto corretta la ricostruzione secondo cui, pur essendo prestanome, era consapevole del ruolo e aveva rilasciato deleghe per operare sui conti societari senza effettuare controlli, con conseguente responsabilità per gli obblighi dichiarativi a lui direttamente incombenti. Quanto a Occhinegro, la Corte ha confermato la valutazione di merito che ha ritenuto le fatture generiche, sproporzionate e prive di riscontri concreti (assenza di volantini, video, risorse, personale, evidenze extracontabili), la circostanza dei prelievi in contanti dopo i bonifici e altri elementi indiziari che hanno portato a ritenere l'inesistenza delle operazioni. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento della somma di euro 3000 a titolo di contribuzione.
Norme richiamate
art. 2, D.Igs. n. 74 del 2000
Norma che disciplina il reato di frode fiscale; la Corte d'appello ha ritenuto provata la fattispecie in relazione alle operazioni contestate e la Cassazione ha confermato la valutazione di merito in ordine agli elementi indiziari e probatori della fittizieta delle operazioni.
art. 5, d.lgs. n. 74 del 2000
Norma sull'omessa dichiarazione: richiamata per distinguere la responsabilità derivante dall'obbligo dichiarativo del legale rappresentante rispetto a eventuali responsabilità omissive di controllo.
D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 12
art. 12, D.Igs. n. 74 del 2000
Richiamato in relazione al beneficio della sospensione condizionale della pena riconosciuto dagli giudici di merito.
Codice penale, art. 40, comma secondo
art. 40, comma secondo, cod. pen.
La Corte distingue la responsabilità per violazione dei doveri di vigilanza (art. 40 cpv.) dalla responsabilità per obblighi dichiarativi gravanti direttamente sul legale rappresentante; quest'ultima configura un'autonoma fonte di responsabilità quando la legge impone la sottoscrizione delle dichiarazioni.
D.P.R. n. 322 del 1988, artt. 1 comma 4 e 8 comma 6
artt. 1, comma 4, e 8, comma 6, d.P.R. n. 322 del 1988
Prevedono che le dichiarazioni fiscali devono essere sottoscritte dal legale rappresentante e solo in sua assenza da chi abbia l'amministrazione anche di fatto; ciò giustifica la responsabilità diretta del legale rappresentante per obblighi dichiarativi.
Massime di principio
- In Cassazione i motivi generici o che si limitano a chiedere una rinnovata valutazione delle prove sono frequentemente dichiarati inammissibili: il ricorrente deve indicare errori di diritto o vizi specifici della motivazione.
- La Corte di legittimità non è sede per la rievaluazione integrale della prova: va censurata la motivazione della sentenza impugnata con richiami circostanziati a errori logici, giuridici o normative.
- Il legale rappresentante 'di diritto' può essere ritenuto autore principale per reati fiscali anche se non ha l'effettiva gestione, quando la legge gli attribuisce obblighi dichiarativi diretti (sottoscrizione delle dichiarazioni); la qualifica di prestanome non esclude la responsabilità se è dimostrata la consapevolezza o l'avallo delle operazioni.
- Per contestare giudizi di falsità o fittizietà delle fatture occorre fornire elementi extracontabili e riscontri concreti (documentazione, materiali pubblicitari, filmati, testimoni precisi) che possano mettere in dubbio la nozione di inesistenza delle operazioni; mere dichiarazioni generiche non sono sufficienti.
- Elementi indiziari quali sproporzione degli importi rispetto al mercato, assenza di struttura/organico per eseguire le prestazioni, pagamenti seguiti da immediati prelievi in contanti (retropagamenti) costituiscono rilevanti presunzioni utilizzabili per ritenere la fittizietà delle operazioni.
- Per ottenere l'accoglimento in Cassazione di questioni su dolo o consapevolezza è necessario che la difesa indichi errori di diritto o lacune motivazionali puntuali e non la sola affermazione dell'innocenza o del ruolo formale.
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