Cassazione Penale, Sentenza n. 11181/2024 del 18/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto un unico ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. contestando un presunto errore di fatto nella sentenza della Corte di Cassazione del 25/05/2023, lamentando che la Corte non avrebbe effettuato una esaustiva lettura degli atti processuali in relazione alla prova della provenienza illecita dei beni e, comunque, all'individuazione del delitto presupposto per la ricettazione. Hanno chiesto la correzione dell'errore di fatto che, a loro avviso, avrebbe influito sulla decisione.
La decisione
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. In via preliminare è stato rilevato che Renard non riveste la qualità di condannato per il reato di ricettazione (per quel reato è stato prosciolto per prescrizione), con conseguente difetto di legittimazione quanto al suo ricorso. Sostanzialmente i motivi proposti sono stati ritenuti manifestamente infondati e, in parte, preclusi: il rimedio ex art. 625-bis è applicabile solo a errori percettivi derivanti da svista o equivoco nella lettura degli atti interni e non ai meri dissensi valutativi. La Corte ha ritenuto che la questione fosse stata affrontata e respinta nella sentenza impugnata (richiamando la giurisprudenza sulla sufficienza della prova logica della provenienza illecita) e che il ricorso si limitasse a reiterare censure di merito senza dimostrare un errore percettivo. Sono state quindi condannate le parti ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Definisce il rimedio per errore di fatto: si configura quando vi è un errore percettivo (svista o equivoco) nella lettura degli atti interni che ha influenzato il processo formativo della volontà e ha determinato una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza tale errore; esclusi i casi di divergenza valutativa.
Prevede la condanna alle spese processuali e, in caso di ricorso inammissibile, il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende; qui applicata per liquidare una somma di euro tremila in considerazione delle questioni dedotte.
Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002 (Basile)
Giurisprudenza richiamata sul concetto di errore di fatto inteso come errore percettivo dovuto a svista o equivoco nella lettura degli atti interni.
Sez. U, n. 18651 del 26/03/2015 (Moroni)
Giurisprudenza richiamata per chiarire che il rimedio non si estende alle ipotesi di valutazione del merito, ossia non copre decisioni che contengono valutazioni critiche degli elementi probatori.
Massime di principio
- Il rimedio straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è riservato a errori percettivi evidenti (svista/quivoco) nella lettura degli atti interni; non vale per semplici dissensi o richieste di diversa valutazione delle prove.
- Chi non è stato effettivamente condannato per il reato oggetto del ricorso (ad es. prosciolto per prescrizione) può essere privo della legittimazione a proporre il rimedio rispetto a quel reato.
- Per ottenere l'ammissione del ricorso per errore di fatto è necessario dimostrare specificamente in che modo la Corte abbia frainteso o omesso elementi degli atti tali da determinare, se corretti, una diversa decisione; non è sufficiente riproporre argomentazioni già valutate.
- La contestazione della sufficienza della prova della provenienza illecita (nel reato di ricettazione) richiede l'indicazione di un errore nella lettura o nel rapporto degli elementi probatori, e non la semplice proposta di una ricostruzione alternativa dei fatti.
- Ricorsi ritenuti inammissibili possono comportare condanne alle spese e il versamento di somme alla Cassa delle ammende; quindi occorre valutare la fondatezza sostanziale prima di proporre il rimedio.
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