Cassazione Penale, Sentenza n. 35487/2024 del 20/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale. Il provvedimento di primo grado aveva motivato il diniego con la pluralità di condanne pregresse, la pendenza di un procedimento per reato ex art. 73 DPR 309/90, il contenuto negativo della relazione dell'UEPE (mancanza di consapevolezza del ruolo, scarso senso di responsabilità e legalità) e l'inidoneità del domicilio indicato (immobile Ater non ritenuto idoneo; alternativa in ristrutturazione non ancora valida per mancata sottoscrizione della venditrice). Il ricorrente contestava la carenza e incongruità della motivazione, rilevando che aveva già beneficiato positivamente di un precedente affidamento in prova e che le ragioni dell'inidoneità del domicilio dipendevano da prassi amministrativa locale e da questioni formali legate alla ristrutturazione e alla mancata sottoscrizione.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza completa, congrua e priva di aporie logiche, valorizzando la pluralità di condanne, la pendenza del procedimento per reato ex art. 73 DPR 309/90 e il contenuto negativo della relazione UEPE come elementi idonei a escludere la concedibilità dell'affidamento in prova. La Corte ha inoltre ricordato che non è consentita in sede di legittimità una rivalutazione degli elementi di fatto adottata dal giudice di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali del grado.
Norme richiamate
Riferimento al reato indicato come pendente; la presenza di un procedimento per tale fattispecie è stata valutata come elemento rilevante ai fini dell'idoneità a misure alternative alla detenzione
Cassazione, Sez. 1, Sent. n. 7873 del 18/12/2023
Principio secondo cui, ai fini della concessione dell'affidamento in prova, oltre alla natura dei reati, è necessaria la valutazione del comportamento del condannato successivo ai fatti per verificare una positiva evoluzione della personalità
Cassazione, Sez. 1, Sent. n. 45331 del 17/02/2023
Conferma del ruolo limitato del giudice di legittimità: verifica della compatibilità della motivazione con il senso comune e con limiti di apprezzamento plausibile, senza poter sostituire la valutazione di merito
Cassazione, Sez. 6, Sent. n. 47204 del 07/10/2015
Principio che esclude la rilettura degli elementi di fatto in sede di legittimità e l'adozione autonoma di nuovi parametri di valutazione dei fatti
Massime di principio
- La concessione dell'affidamento in prova richiede una valutazione complessiva che valorizzi non solo la natura e gravità del reato, ma soprattutto la condotta successiva del condannato: rapporti positivi e prova di cambiamento personale aumentano le possibilità di accoglimento
- La presenza di plurime condanne pregresse e di procedimenti penali pendenti può legittimamente ostare alla concessione della misura alternativa, specie se corroborata da valutazioni negative dell'UEPE
- La relazione dell'UEPE è elemento centrale: un giudizio negativo su consapevolezza, senso civico e capacità di responsabilità può essere decisivo per il diniego
- Questioni amministrative o formali sul domicilio (ad esempio prassi locali, mancata intestazione, ristrutturazioni) devono essere documentate e risolte: domiciliazione effettiva e idoneità dell'alloggio sono requisiti concreti valutati nel merito
- In Cassazione non è possibile chiedere la rivalutazione dei fatti; il controllo è limitato alla verifica della sufficienza e congruità della motivazione del giudice di merito, non alla scelta della migliore ricostruzione fattuale
- Per aumentare le probabilità di successo in situazioni analoghe è consigliabile ottenere relazioni UEPE favorevoli, dimostrare stabile e idoneo domicilio, documentare la positiva condotta post-sentenza e, se presente, chiarire esiti di procedimenti pendenti
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