Cassazione Penale, Ordinanza n. 17525/2026 del 14/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il difensore di un condannato ha proposto ricorso per cassazione contro l’ordinanza con cui la Corte d’appello di Catanzaro, quale giudice dell’esecuzione, aveva rigettato la richiesta di applicare la disciplina della continuazione tra più sentenze irrevocabili di condanna. L’istanza riguardava, da un lato, due reati già unificati in sede esecutiva e inseriti nel contesto familiare del condannato, vale a dire maltrattamenti in famiglia e estorsione; dall’altro, nove episodi di usura. Il giudice dell’esecuzione aveva escluso la riconducibilità dei fatti a un unico disegno criminoso, evidenziando l’eterogeneità dei reati e la sola, debole, circostanza di un possibile collegamento con una persona offesa dell’usura sospettata di intrattenere una relazione con la moglie del condannato, peraltro successiva alla richiesta di prestito di denaro. Nel ricorso si deducevano vari elementi sintomatici della continuazione, tra cui l’argomento secondo cui maltrattamenti e usura sarebbero espressione di una medesima strategia di sopraffazione; la censura mirava quindi a contestare la valutazione di insussistenza dell’unicità del disegno criminoso.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto che la motivazione del giudice dell’esecuzione fosse corretta e logicamente coerente, osservando che gli elementi addotti dal ricorrente non erano idonei a superare il macroscopico difetto di collegamento tra reati così diversi per tipologia e matrice ideativa. Ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È stata inoltre disposta l’oscuramento dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento ai sensi dell’art. 52 d.lgs. 196/2003.
Norme richiamate
È richiamato come uno dei reati oggetto della richiesta di continuazione, in ambito familiare, senza che la Corte entri nel merito della sua configurazione.
È richiamato come uno dei reati oggetto della richiesta di continuazione, in ambito patrimoniale, senza ulteriori sviluppi interpretativi.
È richiamato per disporre l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.
Massime di principio
- In tema di continuazione tra reati già coperti da condanne irrevocabili, il giudice dell’esecuzione deve verificare l’esistenza di un effettivo unico disegno criminoso; la mera allegazione di un generico collegamento soggettivo o ambientale non basta quando i fatti siano eterogenei per natura e finalità.
- La configurabilità della continuazione richiede elementi sintomatici concreti e coerenti con una comune matrice ideativa; non è sufficiente invocare formule astratte, come una indistinta strategia di sopraffazione, se esse non trovano riscontro nelle specifiche modalità dei reati contestati.
- Il ricorso per cassazione contro il diniego della continuazione è inammissibile quando si risolve nella semplice riproposizione di elementi già valutati dal giudice dell’esecuzione e tali elementi non siano idonei a scalfire la motivazione sull’assenza di un medesimo disegno criminoso.
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