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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46024/2023 del 15/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il P.M. ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catania che aveva annullato il provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Ragusa con cui era stata applicata a Marceca la custodia in carcere per coltivazione di marijuana in concorso con Gianfranco D'Agosta. Il P.M. deduceva l'illogicità della motivazione del riesame: la frequentazione prolungata del casolare da parte di Marceca (anche il giorno precedente), i suoi precedenti specifici, il rinvenimento nella sua abitazione di trasformatori analoghi a quelli usati nel laboratorio e, secondo una relazione integrativa successiva, un alimentatore recante la scritta "Marceca" costituirebbero indizi di partecipazione. Sosteneva inoltre che le dimensioni dell'attività di coltivazione implicavano la partecipazione di più persone e che non era spiegabile perché D'Agosta avesse consentito le visite di Marceca.

La decisione

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso mirasse in realtà a una rivalutazione del merito e non dimostrasse la manifesta illogicità dell'analisi compiuta dal Tribunale di riesame, che aveva ritenuto neutri la presenza di Marceca nel casolare senza chiavi e il rinvenimento di trasformatori simili. Inoltre non è stato possibile valorizzare elementi emersi successivamente al provvedimento impugnato. Fondamentale è stato il rilievo per cui il P.M. non ha dedotto il concreto interesse, cioè non ha documentato la persistenza delle esigenze cautelari; poiché non opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p., tale mancata prospettazione rende il ricorso inammissibile per carenza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    art. 275, comma 3 c.p.p. (presunzione relativa per alcuni reati)

    La Corte richiama che, quando opera la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, il P.M. può considerarsi implicitamente in possesso delle esigenze cautelari; in assenza di tale presunzione, il P.M. che impugna un provvedimento che ha escluso la gravità indiziaria deve esplicitare le ragioni dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, pena l'inammissibilità per carenza di interesse.

  • Giurisprudenza citata: Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021 (Marcus, Rv. 282355)

    massima secondo cui il pubblico ministero che impugni l'ordinanza che, in sede di riesame, abbia escluso il presupposto della gravità indiziaria deve indicare, a pena di inammissibilità per carenza di interesse, le ragioni a sostegno dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari

    La sentenza applica questa massima: il requisito dell'interesse concreto del P.M. all'impugnazione è obbligatorio quando il riesame ha escluso la gravità indiziaria e non ricorre la presunzione di cui all'art. 275, comma 3.

Massime di principio

  • Il pubblico ministero che impugni un provvedimento di riesame che ha escluso la gravità indiziaria deve specificare le ragioni della persistenza e attualità delle esigenze cautelari; in mancanza il ricorso è inammissibile per carenza di interesse.
  • Non è consentito, in sede di ricorso per cassazione di un riesame, chiedere semplicemente una diversa valutazione del quadro indiziario: occorre dimostrare l'implausibilità o la manifesta illogicità della motivazione impugnata.
  • Non si possono valorizzare ai fini dell'impugnazione elementi probatori emersi dopo la data del provvedimento impugnato; tali elementi non possono sanare l'assenza dell'interesse dell'impugnante.
  • La semplice frequentazione di un luogo e il rinvenimento di strumenti simili a quelli utilizzati nell'attività illecita possono essere considerati dati neutri se non collegati in modo concreto e specifico all'attività del ricorrente.
  • Se nei reati per i quali opera la presunzione dell'art. 275, comma 3, la sussistenza delle esigenze cautelari può essere ritenuta implicitamente provata, in tutti gli altri casi grava sull'impugnante (anche sul P.M.) l'onere di dimostrare tali esigenze.

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