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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26302/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Conseguentemente ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 4.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende, ritenendo tale misura conforme a giustizia.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda due ricorsi per cassazione proposti da imputati avverso una sentenza della Corte di appello che, in sede di concordato in appello ex art. 599-bis c.p.p., aveva rideterminato la pena inflitta in primo grado sulla base dell'accordo intervenuto tra le parti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché le doglianze non rientravano nei limiti di sindacato consentiti in cassazione contro la sentenza emessa a seguito di concordato in appello. In particolare, la Corte richiama il principio secondo cui sono deducibili solo questioni attinenti alla formazione della volontà della parte di aderire al concordato, al consenso del pubblico ministero e al fatto che la decisione del giudice non sia difforme dal contenuto dell'accordo; sono invece inammissibili le censure su motivi rinunciati, sulla mancata verifica delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. e sui vizi della pena che non si traducano in illegalità della sanzione. Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto che tali condizioni non ricorressero.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    Rende possibile il concordato in appello; contro la sentenza emessa ai sensi di tale norma il ricorso per cassazione è ammissibile solo per vizi relativi alla formazione del consenso, al consenso del pubblico ministero e alla conformità della decisione al contenuto dell'accordo.

  • art. 129 c.p.p.

    La mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento immediato non è deducibile con ricorso per cassazione avverso la sentenza resa in concordato in appello, secondo il principio richiamato dalla Corte.

  • Sez. 2, n. 22002 del 10/04/2019, Rv. 276102 - 01

    Viene richiamato quale precedente di legittimità per affermare l'inammissibilità delle censure che esulano dai limiti del controllo consentito sulla sentenza di concordato in appello.

Massime di principio

  • Avverso la sentenza di appello resa a seguito di concordato ex art. 599-bis c.p.p. il ricorso per cassazione è ammissibile solo per contestazioni inerenti alla validità del consenso prestato dalla parte, al consenso del pubblico ministero e alla corrispondenza tra accordo e decisum.
  • Sono inammissibili i motivi di ricorso che ripropongono questioni rinunciate con l'accordo in appello o che mirano a far valere la mancata verifica delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p.
  • Le doglianze sulla pena sono deducibili in cassazione solo se la sanzione sia illegale, cioè fuori dai limiti edittali o diversa da quella prevista dalla legge; non sono invece ammissibili censure sulla mera determinazione del trattamento sanzionatorio quando la pena resti legalmente prevista.
  • Nel giudizio di legittimità contro il concordato in appello, il controllo della Corte è circoscritto alla correttezza strutturale dell'accordo e della sua recezione giudiziale, non al riesame del merito o delle scelte difensive ormai consensualmente definite.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

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