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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36806/2022 del 29/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per la riparazione da ingiusta detenzione in relazione alla custodia cautelare in carcere subita dal 13/09/2006 al 25/05/2007 (poi sostituita con arresti domiciliari e obbligo di dimora) per reati di estorsione aggravata, usura aggravata e tentata estorsione. In sede di merito l'imputato è stato assolto con sentenza del 19/04/2016 perché il fatto non sussiste. Il ricorrente deduceva (1) violazione di legge e vizi di motivazione con riguardo all'inciso "qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave", sostenendo che la mera dazione della somma non poteva far sorgere il sospetto di un rapporto usuraio; (2) nullità e carenza motivazionale dell'ordinanza della Corte d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo i motivi infondati. Ha confermato l'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva negato la riparazione per ingiusta detenzione, ritenendo che il Pandullo avesse con colpa grave contribuito a creare l'apparenza di usura prestando una somma non esigua (EUR 16.000) a persona di cui conosceva le difficoltà economiche, in assenza di rapporti pregressi significativi e con un complicato scambio di assegni, elementi che, unitamente alle dichiarazioni rese (tra cui il timore di controlli della Finanza), autorizzavano il sospetto su cui si fondò la misura cautelare. Perciò il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave

    Il giudice della riparazione deve verificare autonomamente, con valutazione ex ante sugli elementi di fatto disponibili al momento dell'adozione della misura, se l'interessato abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; se ciò ricorre, la riparazione può essere esclusa.

  • art. 606 cod. proc. pen. lett. b) ed e)

    Richiamato come criterio di impugnazione in Cassazione: lett. b) (violazione di legge) e lett. e) (nullità o carenza motivazionale). È servito a censurare la decisione di merito sul piano della motivazione e dell'applicazione della norma.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla denuncia di nullità della sentenza; attiene alle forme e ai requisiti di validità degli atti e delle decisioni giudiziarie.

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione da ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale: il giudice della riparazione valuta ex ante gli elementi probatori disponibili al momento dell'adozione della misura cautelare e non si limita al risultato del processo di merito.
  • La riparazione può essere esclusa se il detenuto ha "dato o concorso a darvi causa" con dolo o colpa grave: non occorre che sussista una condanna, ma che la condotta dell'interessato abbia effettivamente contribuito a creare l'apparenza della configurabilità di un reato.
  • La mera dazione di denaro non esclude automaticamente la riparazione, ma il contesto fattuale è decisivo: importo rilevante, conoscenza delle difficoltà economiche del beneficiario, modalità anomale di pagamento (es. scambio complicato di assegni) e dichiarazioni che rivelino consapevolezza o timore di controlli possono integrare la colpa grave.
  • Il giudice della riparazione ha l'obbligo di una motivazione adeguata, congrua e logica; la Cassazione verifica la correttezza di tale iter motivazionale e può rigettare il ricorso se la decisione di merito risulta ben fondata.
  • In caso di rigetto della domanda di riparazione il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dalla parte resistente.

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