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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25768/2025 del 14/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale impugnava il decreto della Corte d'appello di Bari che, in sede di rinvio dalla Cassazione, aveva revocato la confisca dell'immobile ritenendo venuti meno gli elementi a fondamento della pericolosità generica. Il ricorso deduceva violazione di legge (art. 125, comma 3 c.p.p.) e travisamento della prova, sostenendo che si fosse formato un giudicato interno sui temi della pericolosità sociale, della sproporzione tra redditi e acquisti e della correlazione temporale tra manifestazione di pericolosità e acquisizione del bene, e che la Corte d'appello avesse errato nel riesaminare tali questioni (violazione art. 627 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i motivi manifestamente infondati e ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la precedente sentenza rescindente (n. 39757/2024) avesse annullato il decreto impugnato nella sua interezza, autorizzando quindi la Corte d'appello a riesaminare l'intera materia. Sul merito la Corte d'appello ha motivatamente concluso che gli elementi a sostegno della pericolosità generica erano venuti meno: molte delle pendenze erano state definite con assoluzioni irrevocabili, restava un solo precedente per furto del 2007 e una posizione pendente per usura dal 2014 in poi; le frequentazioni con pregiudicati erano molto risalenti; mancava l'abitualità criminosa, la prova di profitti effettivi e la correlazione temporale fra reato e acquisizione dell'immobile (acquisito nel 2007/2008). La motivazione è stata ritenuta logica, coerente ed esauriente, pertanto il giudizio di merito non è stato censurabile in cassazione.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 1, lett. b)

    Definisce la pericolosità generica come la condizione di chi vive abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; la Corte richiede prova di abitualità nel tempo, effettivi profitti e rilevanza delle attività illecite come fonte di reddito.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di motivazione e travisamento della prova; la Corte ha ritenuto infondata la censura perché la questione era stata riaperta a seguito dell'annullamento integrale e il giudizio di merito risultava adeguatamente motivato.

  • art. 627, cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente con riferimento all'ambito del riesame: la Corte ha stabilito che non vi è stata erronea interpretazione della sentenza rescindente e che il riesame era legittimo alla luce dell'annullamento integrale.

  • art. 624, comma 1, cod. proc. pen.

    «se l'annullamento non è pronunciato per tutte le disposizioni della sentenza, questa ha autorità di cosa giudicata nelle parti che non hanno connessione essenziale con la parte annullata»

    La norma regola il giudicato progressivo; la Corte la utilizza per spiegare quando parti della decisione conservano autorità di cosa giudicata, ma qui l'annullamento integrale ha rimosso tali preclusioni e ha consentito il riesame completo.

Massime di principio

  • Se la Cassazione annulla una decisione "nella sua interezza" e rinvia per nuovo giudizio, la Corte d'appello può riesaminare integralmente la materia e non è preclusa da giudicato progressivo su questioni già decise.
  • Per applicare misure di prevenzione fondate sulla pericolosità generica (art. 1, lett. b) d.lgs. 159/2011) il giudice deve accertare tre elementi: abitualità della condotta delittuosa in un arco temporale significativo, effettiva produzione di profitti illeciti e correlazione temporale tra commesso reato e acquisizione dei beni; l'assenza anche di uno solo di questi elementi può impedire la confisca.
  • Assoluzioni irrevocabili e la risalente natura di eventuali frequentazioni con pregiudicati possono indebolire la prova della pericolosità sociale; il giudice deve motivare chiaramente come tali elementi incidono sulla sussistenza della misura.
  • La valutazione di fatto compiuta dalla Corte d'appello è sindacabile in Cassazione solo nei limiti del rispetto della legge e della logicità della motivazione: una motivazione lineare, coerente ed esaustiva rende il giudizio di merito non censurabile.
  • La rilevanza economica dell'immobile e la sua 'sanabilità' urbanistica possono incidere sulla decisione di applicare o meno la confisca, ma ogni valutazione che porti alla revoca della confisca deve essere adeguatamente motivata per non essere definita irragionevole.

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