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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 21780/2022 del 08/07/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di L'Aquila che, pur avendo confermato la natura di fatto subordinata di una serie di rapporti formalmente qualificati come collaborazioni coordinate e continuative e la condanna al pagamento delle differenze retributive, aveva: rigettato le domande di Scarascia di risarcimento del danno ex art.36 D.Lgs. 165/2001 e dell'indennità ex art.32 comma 5 L. 183/2010; respinto la richiesta di indennità sostitutiva per ferie e permessi non goduti ritenendo a carico del lavoratore l'onere di provare di aver lavorato nei giorni destinati alle ferie e l'esistenza di esigenze di servizio eccezionali; e respinto la domanda per il valore dei buoni pasto per mancato sviluppo probatorio. Il ricorrente ha articolato quattro motivi in cassazione (violazione normativa e vizio di motivazione; omesso esame di fatto decisivo; nullità per violazione del giudicato interno; omesso esame relativo ai buoni pasto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i primi, il secondo e il quarto motivo di ricorso e ha rigettato il terzo. Ha cassato la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello di L'Aquila in diversa composizione, impartendo precise indicazioni interpretative: 1) nei casi in cui rapporti formalmente autonomi si svolgono in concreto come lavoro subordinato reiterato, si applicano i principi di tutela propri dei contratti a tempo determinato e può spettare il risarcimento del danno connesso all'illegittima reiterazione; 2) in tema di ferie annuali retribuite e indennità sostitutiva alla cessazione, deve darsi continuità all'interpretazione conforme al diritto dell'Unione (Corte di giustizia, Max Planck e giurisprudenza collegata): il diritto alle ferie è fondamentale, l'onere di provare di aver posto il lavoratore in condizione di fruire delle ferie (anche mediante inviti formali e avvisi circa la perdita) grava sul datore di lavoro; 3) la Corte ha altresì rilevato omissione di esame di fatto decisivo circa i rientri pomeridiani documentati e quindi l'ammissibilità del pagamento del controvalore dei buoni pasto ai sensi dell'art.45 CCNL. La causa torna alla Corte d'Appello per riapplicare tali principi.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 30 marzo 2001 n.165, articolo 36

    La Corte afferma che l'art.36, norma che disciplina il risarcimento per assunzioni illegittime nel pubblico impiego, può fondare il risarcimento del danno anche quando rapporti formalmente autonomi risultino in fatto subordinati e siano stati reiterati; il danno da illegittima apposizione del termine è distinto dalle sole differenze retributive dovute per le prestazioni eseguite

  • L. 4 novembre 2010 n.183, articolo 32, comma 5

    Norma relativa all'indennità in caso di reiterazione di contratti a termine; la Corte richiama la corretta applicazione dei principi connessi alla reiterazione abusiva anche quando i rapporti siano formalmente qualificati come collaborazioni, purché risultino di fatto subordinati e sia allegata l'illegittimità per carattere abusivo della reiterazione

  • Direttiva 2003/88/CE, articolo 7

    Interpretata conformemente alle pronunce della Corte di Giustizia (Max Planck, Kreuziger, Stadt Wuppertal): l'art.7 tutela il diritto alle ferie retribuite e l'indennità sostitutiva; il datore di lavoro deve mettere il lavoratore in condizione di fruirne e l'onere della prova in proposito grava sul datore di lavoro

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, articolo 31, paragrafo 2

    Riconosciuto come principio essenziale del diritto sociale dell'Unione che il diritto alle ferie annuali retribuite è imperativo e che l'indennità sostitutiva per ferie non godute è intrinsecamente collegata a tale diritto

  • D.L. 6 luglio 2012 n.95, articolo 5, comma 8

    Norma che stabilisce nel pubblico impiego la obbligatorietà della fruizione delle ferie e la non corresponsione di indennità sostitutive; sebbene non applicabile ratione temporis ai fatti, è richiamata a supporto interpretativo del principio secondo cui la perdita del diritto alle ferie può essere imputata solo se il datore di lavoro ha adempiuto i suoi obblighi informativi

  • CCNL Regioni ed Autonomie Locali, articolo 45

    Prevede il diritto alla mensa o al buono pasto per i dipendenti che prestano attività anche al pomeriggio con pausa entro limiti stabiliti; la Corte rileva che documentati rientri pomeridiani dei collaboratori giustificano l'esame favorevole della domanda per il valore dei buoni pasto

  • Codice civile, articolo 2126

    Principio di corrispettività: le differenze retributive sono dovute per le prestazioni effettivamente eseguite, indipendentemente dalla qualifica formale del rapporto

  • Codice civile, articolo 2697

    Regola generale sull'onere della prova; la Corte specifica come, alla luce del diritto dell'Unione, per il diritto alle ferie e alla relativa indennità l'onere della prova circa l'aver messo il lavoratore in condizione di fruire delle ferie gravi sul datore di lavoro

  • Codice di procedura civile, articolo 360

    Norma che disciplina i motivi di cassazione: la Corte ha utilizzato i numeri previsti (violazione di norme di diritto, omesso esame di fatto decisivo, vizio di motivazione) per valutare i motivi presentati dal ricorrente

Massime di principio

  • La qualificazione formale del rapporto (nomen iuris) non prevale sulle concrete modalità di svolgimento: se un rapporto formalmente autonomo si svolge in modo tipico di subordinazione e viene reiterato, deve essere valutato come lavoro subordinato e applicate le tutele connesse all'abuso dei contratti a termine
  • Il diritto alle ferie annuali retribuite è un principio fondamentale tutelato anche dal diritto dell'Unione; alla cessazione del rapporto il lavoratore ha diritto all'indennità sostitutiva per le ferie non godute se il datore di lavoro non dimostra di aver posto il lavoratore in condizione effettiva di fruire delle ferie
  • L'onere della prova circa l'aver messo il lavoratore in condizione di fruire delle ferie (inviti, avvisi formali e tempi utili) grava sul datore di lavoro; in mancanza di tale prova, la perdita del diritto alle ferie o dell'indennità sostitutiva non può essere opposta al lavoratore
  • Il risarcimento del danno ex art.36 D.Lgs.165/2001, nel pubblico impiego privatizzato, è distinto e cumulabile con le differenze retributive riconosciute per le prestazioni effettivamente rese; le somme per lavoro svolto non esauriscono automaticamente il diritto al risarcimento del danno derivante dall'illegittima applicazione del termine
  • Per il diritto ai buoni pasto contrattuali (CCNL), è sufficiente provare che l'attività lavorativa si è effettivamente protratta in fascia pomeridiana secondo le condizioni previste dal contratto collettivo; omissioni del giudice su fatti decisivi richiedono riesame
  • In sede di impugnazione, un'appello anche sul quantum può riaprire l'esame dell'intera 'unità minima' fatto-norma-effetto; la mancata specificazione dei motivi di impugnazione può essere rilevante, ma non sempre impedisce la riconsiderazione dei fatti e delle prove
  • In situazioni analoghe è opportuno documentare sistematicamente: orari di lavoro, inviti formali e comunicazioni sulle ferie, ripetuti rientri pomeridiani, e la natura effettiva delle mansioni, poiché la prova documentale influisce direttamente sull'esito in caso di contenzioso

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