Cassazione Penale, Sentenza n. 22115/2023 del 23/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Roma che, in funzione di giudice della riparazione ex art. 314 c.p.p., aveva rigettato la richiesta di equo indennizzo per ingiusta detenzione. Il ricorrente deduceva violazione di legge (art. 314 c.p.p.) e vizio di motivazione, censurando la valutazione della Corte territoriale ritenuta contraddittoria e l'erroneo ravvisamento di una condotta ostativa basata su una generica 'disponibilità' a commettere illeciti invece che su elementi specifici connessi ai reati di rapina e sequestro di persona; in sostanza contestava il nesso tra la condotta a lui attribuita e l'intervento dell'autorità.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte di legittimità ha confermato che, ai fini dell'equa riparazione, il giudice di merito deve valutare ex ante se il comportamento del richiedente abbia dato o concorso a dare causa all'ingiusta detenzione con dolo o colpa grave; tale valutazione è autonoma rispetto al processo penale e non richiede che la condotta costituisca necessariamente reato, ma che abbia creato la falsa apparenza di responsabilità. Nel caso di specie la Corte territoriale ha motivato, in modo coerente e non manifestamente illogico, la sussistenza di condotta gravemente colposa del ricorrente: ammissione, in interrogatorio, di aver messo a disposizione il proprio magazzino alle tre di notte per lo scarico di merce provento di rapina, condurre il TIR al magazzino senza attendere la relativa documentazione, presenza dell'autista sequestrato e ferito, partecipazione allo scarico insieme a soggetti estranei e fuga al sopraggiungere delle forze dell'ordine. Tali elementi sono stati ritenuti sinergici con l'intervento dell'autorità e idonei a escludere il diritto all'indennizzo. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di giudizio in favore del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000,00.
Norme richiamate
La norma è interpretata come esclusione del diritto all'equa riparazione quando l'interessato abbia dato o concorso a dare causa all'ingiusta detenzione con dolo o colpa grave; la colpa grave può consistere in comportamenti non necessariamente integranti reato ma idonei, valutati ex ante, a creare la falsa apparenza di responsabilità penale.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato come regola procedurale relativa ai limiti di enunciazione del motivo nel ricorso per cassazione (possibilità di motivo in forma sintetica ai fini della motivazione della sentenza).
Massime di principio
- L'assoluzione con sentenza irrevocabile non garantisce automaticamente il diritto all'equo indennizzo: il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se la condotta dell'interessato abbia creato la falsa apparenza di colpevolezza.
- La 'colpa grave' ostativa all'indennizzo può consistere in comportamenti gravemente negligenti o imprudenti che, pur non costituendo necessariamente reato, siano idonei a far sorgere il sospetto della commissione di un illecito e a determinare l'intervento dell'autorità.
- È necessario un raffronto specifico tra la condotta accertata (anche alla luce della sentenza assolutoria) e le ragioni dell'intervento e della persistenza della misura cautelare; la motivazione deve mostrare la relazione di concausalità o sinergia tra i comportamenti e l'azione delle autorità.
- Dichiarazioni rese dall'indagato/imputato, ammissioni in sede di interrogatorio e frequentazioni ambigue possono assumere rilevanza ai fini della valutazione della colpa grave, purché il giudice motivi adeguatamente la loro oggettiva idoneità a indicare complicità o contiguità con attività illecite.
- Le valutazioni di fatto del giudice della riparazione fondate su un apparato argomentativo congruo e coerente sono insindacabili in sede di legittimità.
- Comportamenti concreti come mettere a disposizione locali per lo scarico di merce provento di rapina, partecipare allo scarico, la presenza di una vittima sequestrata e ferita e la fuga all'arrivo della polizia sono esempi tipici di condotte che possono integrare la colpa grave e dunque escludere il diritto all'indennizzo.
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