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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16532/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore del ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Catania che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di guida senza patente (perché il fatto non è previsto come reato) e aveva ridotto la pena per ricettazione a 7 mesi di reclusione e euro 200,00 di multa. Il ricorrente allegava illegittimità della determinazione della pena: deduceva che, secondo la pronuncia delle Sezioni Unite n. 40983/2018, l'aumento per continuazione aveva riguardato sia la pena detentiva che quella pecuniaria (con ragguaglio della detentiva in pecuniaria), sicché eliminato il reato satellite la Corte d'appello avrebbe dovuto ridurre anche la pena pecuniaria, cosa che non sarebbe avvenuta (la Corte territoriale aveva invece mantenuto la multa inalterata e ridotto la detenzione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Ha ritenuto che l'operato della Corte d'appello, eliminando il reato di guida senza patente e riducendo la pena detentiva (da 8 a 7 mesi) pur mantenendo la multa, ha prodotto un risultato complessivamente più favorevole per il ricorrente rispetto alla ricostruzione fatta dal ricorrente stesso; pertanto mancava l'interesse ad impugnare. Ha inoltre osservato che la multa fissata in euro 200,00 era a favore del ricorrente (inferiore al minimo edittale) e, in mancanza di ricorso da parte della parte pubblica, l'errore non poteva essere corretto dalla Cassazione. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. Sentenza con motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • d.l. n. 137/2020, art. 23, comma 8

    Norma richiamata con riferimento alla facoltà di presentare requisitoria nella sede di legittimità; qui citata in rapporto alla memoria del pubblico ministero.

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione, pronuncia n. 40983 del 2018 (giurisprudenza)

    Principio secondo cui, quando il reato principale è punito con pena detentiva e pecuniaria e il reato satellite solo con pena pecuniaria, l'aumento per continuazione riguarda entrambe le pene, con ragguaglio dell'aumento detentivo in pena pecuniaria.

  • cod. proc. pen., art. 616

    Prevede le conseguenze della declaratoria di inammissibilità totale del ricorso, fra cui la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • Corte costituzionale, sent. 13 giugno 2000 n. 186

    Richiamata in relazione ai profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e alla possibilità di irrogare sanzioni pecuniarie (qui usata per giustificare la sanzione di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende).

Massime di principio

  • Se la decisione di grado inferiore ha prodotto un risultato complessivamente più favorevole per l'imputato rispetto all'esito che egli chiede con il ricorso, può venir meno l'interesse ad impugnare e il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • Quando si contesta la determinazione della pena per continuazione, è necessario calcolare esattamente la pena complessiva prima e dopo ogni incremento o riduzione (inclusi gli effetti del rito abbreviato) per verificare se la correzione auspicata porterebbe effettivamente un vantaggio.
  • Se la pena pecuniaria risultante è a favore dell'imputato (es. inferiore al minimo edittale), in assenza di impugnazione da parte della pubblica accusa l'errore che lo avvantaggia non può essere sanato dalla Cassazione su impulso del solo ricorrente.
  • Il richiamo alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. n. 40983/2018) è utile quando si trattano aumenti per continuazione che coinvolgono pene detentive e pecuniarie: bisogna verificare se l'aumento del reato principale è stato effettivamente trasferito in termini pecuniari e come questo incida sulla pena complessiva.
  • Un ricorso manifestamente privo di interesse o infondato può comportare sanzioni economiche verso il ricorrente (spese processuali e, se previsto, somme alla Cassa delle ammende).

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