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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17952/2026 del 19/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Bologna del 24/12/2025, deducendo inosservanza di norme processuali (artt. 272, 273, 274, 275, 284, 309 c.9 c.p.p. e art. 416 c.p.) e carenze/contraddittorietà della motivazione sulla gravità indiziaria in relazione alla fattispecie di associazione per delinquere (capo 1). In particolare si censura: la dichiarazione di inammissibilità della istanza di riesame in punto gravità indiziaria; l'assenza di elementi dimostrativi di un'organizzazione stabile e di ruoli specifici nell'associazione (sostendo che le condotte siano riconducibili al concorso di reati); l'erronea valutazione del pericolo di fuga nonostante la residenza nazionale e il rientro spontaneo dall'estero; e l'apoditticità della motivazione circa l'esclusione di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali: il ricorso è stato ritenuto aspecifico per cumulo promiscuo di censure di diritto e di fatto; mancata devoluzione alla Corte di questioni specifiche (quale l'autonoma valutazione della gravità indiziaria per ciascun reato-fine) che impedisce il sindacato di cassazione; principio che la Corte di legittimità non revisione gli elementi fattuali/specifico apprezzamento degli indizi compiuto dai giudici di merito; il Tribunale del riesame ha legittimamente fatto riferimento alla motivazione del giudice del titolo e ha fornito motivazione congrua circa l'esistenza dell'associazione per delinquere (sulla base di elementi modali, strumentali, ripetitività delle condotte e ruolo di promozione/organizzazione attribuito all'indagato) e circa le esigenze cautelari (pericolo di fuga, dimensione transfrontaliera, documenti contraffatti, gravità degli illeciti e precedenti specifici). Conseguenze: condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; il provvedimento non ha disposto la rimessione in libertà dell'indagato e si disponevano gli adempimenti di legge (art. 94 disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

Massime di principio

  • In cassazione per misure cautelari, i motivi devono essere specifici e ben correlati alla motivazione impugnata: censure cumulate e generiche sono inammissibili.
  • La Corte di legittimità non è chiamata a rivedere la valutazione probatoria e lo spessore degli indizi compiuta dai giudici di merito; il sindacato è limitato alla verifica di legittimità e di adeguatezza formale della motivazione.
  • Il tribunale del riesame non è sempre obbligato a una nuova autonoma valutazione integrale della gravità indiziaria se la parte non ha devoluto specificamente le questioni; la mancata devoluzione impedisce il sindacato in cassazione.
  • Per l'accertamento dell'associazione per delinquere è sufficiente che emergano elementi modali, strumentali e la ripetitività delle condotte che rendono plausibile un vincolo stabile; non è sempre necessaria la prova di ruoli dettagliati per ogni associato.
  • Per giustificare misure cautelari gravi (es. custodia in carcere) il giudice può valorizzare il collegamento con l'estero, la dimensione transfrontaliera, la possibile disponibilità di documenti contraffatti, la gravità dei reati e precedenti specifici.
  • La mancata specificità del ricorso può comportare, oltre al rigetto, la condanna alle spese processuali e l'obbligo di pagamento alla Cassa delle ammende.

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